19 marzo, 2024

Affitti e Furti: Chi Paga i Danni?


L'aumento dei furti negli appartamenti rende sempre più pressante la questione su chi sia responsabile in caso di contratti di locazione. Se l'appartamento non è di proprietà, è logico chiedersi perché l'inquilino dovrebbe essere responsabile dei danni derivanti da un furto, come la rottura della serratura della porta d'ingresso o delle finestre. Tuttavia, la risposta a questa domanda è tutt'altro che ovvia.

Diritti e Doveri nella Locazione

Il Codice Civile non tratta specificamente una situazione del genere, quindi è necessario fare riferimento alla disciplina generale che regola il rapporto di locazione. L'articolo 1576 del codice afferma che il proprietario è responsabile delle riparazioni necessarie per mantenere la casa in buono stato. Quindi, se ci sono guasti all'impianto elettrico o a un tubo che perde, è compito del locatore intervenire.

Lo stesso articolo menziona i compiti dell'inquilino, che include l'obbligo di effettuare piccole riparazioni, ossia la manutenzione ordinaria. Tuttavia, l'articolo 1609 precisa che le spese derivanti dalla vetustà dell'immobile o da eventi fortuiti non sono a carico dell'inquilino.

Infine, l'articolo 1588 stabilisce che l'affittuario risponde della perdita e del deterioramento dell'appartamento durante la locazione, a meno che non dimostri che tali eventi non siano imputabili a lui.

Responsabilità per Danni da Furto

Poiché l'inquilino è il custode dell'immobile, è tenuto a rispondere dei danni che si verificano all'interno dello stesso, a meno che non dimostri che l'evento è avvenuto per cause non imputabili a lui o per caso fortuito.

Per chiarire questo concetto, consideriamo un esempio pratico: se un ladro entra in un appartamento perché le inferriate non sono state chiuse e rompe una finestra, l'inquilino sarà responsabile dei danni causati dalla sua negligenza.

D'altra parte, se l'inquilino ha preso tutte le precauzioni possibili per proteggere l'appartamento e i ladri riescono comunque a entrare rompendo inferriate e finestre, tutti i costi di riparazione saranno a carico del proprietario.

In caso di furti, spetta all'inquilino dimostrare che l'evento è avvenuto per cause non imputabili a lui al fine di essere esonerato da responsabilità.

Consigli Pratici

Considerando la frequenza di eventi simili, è importante prendere misure preventive contro i furti. Una soluzione potrebbe essere l'assicurazione del condominio, che potrebbe includere una copertura per i furti e prevedere indennizzi specifici.

Un'altra opzione sarebbe stipulare una polizza specifica contro i furti, includendo anche gli oggetti e i beni mobili all'interno dell'appartamento. In alternativa, nel contratto di locazione si potrebbe inserire un articolo che obblighi l'inquilino a stipulare un'assicurazione contro i furti o preveda già un risarcimento in caso di furto, facendo attenzione a non includere clausole vessatorie, che sono vietate per legge.

18 marzo, 2024

Condizionatori in Affitto: Diritti, Limiti e Rischi da Considerare

Con l'arrivo della primavera e il caldo estivo alle porte, molti inquilini si trovano di fronte al dilemma dell'installazione del condizionatore, chiedendosi non solo chi pagherà in caso di guasto, ma anche se sia necessario ottenere il consenso del proprietario. Esaminiamo da vicino tutti gli aspetti legali e pratici di questa questione.

Diritti e Limiti delle Addizioni in Affitto

La chiarezza su ciò che costituisce un'addizione o una miglioria è fondamentale per comprendere se sia possibile installare un condizionatore in una casa in affitto e se sia richiesto il consenso del proprietario. L'installazione di un condizionatore può rientrare in una di queste categorie, con implicazioni significative dal punto di vista legale.

L'addizione si riferisce all'atto di eseguire lavori su beni non di propria proprietà, mantenendo la loro individualità e con la possibilità di rimuoverli senza danneggiare la proprietà. Il soggetto che compie l'opera ha il diritto di rimuoverla, a meno che il proprietario desideri mantenerla, in tal caso dovrebbe corrispondere un indennizzo.

D'altra parte, la miglioria mira ad aumentare il valore, il pregio o l'utilità di un bene, ed è realizzata da chi ne detiene il possesso senza essere il proprietario. In alcuni casi, ciò può comportare l'obbligo per il proprietario di corrispondere un indennizzo al miglioratore.

In sintesi, se il conduttore installa un condizionatore senza il consenso del proprietario, non ha diritto a un indennizzo. Tuttavia, se il consenso è stato ottenuto, il proprietario deve corrispondere un'indennità. È importante notare che il valore del condizionatore può compensare eventuali danni causati durante il periodo di locazione se il conduttore non ha diritto a un indennizzo.

Condizionatore in Affitto: Considerazioni Importanti

In generale, l'affittuario non è proibito dall'installare un condizionatore nella sua abitazione in affitto. Tuttavia, la situazione può diventare complessa se l'appartamento è situato all'interno di un condominio.

L'installazione del condizionatore potrebbe violare il regolamento condominiale, sia contrattuale che non contrattuale, e potrebbe anche andare contro le disposizioni del regolamento comunale riguardanti il posizionamento e l'aspetto estetico del condizionatore.

Inoltre, l'art. 1102 del Codice Civile limita l'alterazione della destinazione delle cose comuni all'interno del condominio, e le norme di vicinato vietano la produzione di rumori, odori o altre immissioni che superino la normale tollerabilità. Il disturbo derivante da un condizionatore troppo rumoroso potrebbe comportare richieste di risarcimento danni e conseguenze penali secondo l'art. 659 del Codice Penale.

In conclusione, mentre l'installazione di un condizionatore in un'abitazione in affitto è possibile, è cruciale considerare i diritti, i limiti e i rischi associati, sia dal punto di vista legale che pratico, al fine di evitare controversie e problemi futuri.

04 marzo, 2024

Box condominiale: cosa si può fare e cosa no

Vivere in un condominio implica una serie di regolamenti e norme da seguire, anche riguardo all'uso e alle eventuali modifiche al proprio box auto.

Nonostante si possieda il box come proprietà privata, è importante comprendere che esistono restrizioni stabilite dalla legge che disciplinano il suo utilizzo e le potenziali trasformazioni.

Secondo la normativa vigente, il condominio non ha il diritto di interferire con l'utilizzo di un box auto di proprietà privata, né può vietarne o limitarne l'uso. Questo significa che il proprietario del box, o eventualmente l'inquilino se il box è in affitto, ha la libertà di utilizzare lo spazio non solo come parcheggio per l'automobile, ma anche per altri scopi.

È comune che il box venga sfruttato come area di stoccaggio per vari oggetti. Tuttavia, è importante notare che se i beni conservati all'interno del box subissero danni a causa di infiltrazioni o mancanza di manutenzione, il condominio potrebbe essere considerato responsabile dei danni causati al proprietario.

Tuttavia, è importante sottolineare che il condominio può intervenire solamente se le modifiche o l'utilizzo diverso del box sono espressamente vietati nel regolamento condominiale.

In generale, le modifiche consentite al box includono l'utilizzo come magazzino per strumenti o attrezzi legati a un'attività o a una professione, o addirittura come palestra. Tuttavia, qualsiasi modifica interna al box deve essere compatibile con la struttura dell'edificio.

È fondamentale tenere presente che le modifiche considerate illecite riguardano principalmente quelle che alterano la destinazione d'uso del box, come ad esempio trasformarlo in una residenza civile. Questo tipo di trasformazione richiederebbe modifiche sostanziali alla struttura, come l'installazione di una porta d'accesso al piano terra e il rispetto delle norme di sicurezza, il che potrebbe essere vietato dal regolamento condominiale.

01 marzo, 2024

Rexer: nuovo player nel mercato immobiliare

Rexer è un'agenzia immobiliare "di nuova generazione" nata dalla partnership tra Intesa Sanpaolo, Homepal e Bper Banca, ispirata al modello delle rinomate Postbank Immobilien e McMakler tedesche.

Monica Regazzi, responsabile finanza e strategia, commenta: "Il mercato sta mostrando un crescente interesse per l'uso dei canali digitali, e Rexer risponde a questa tendenza con un modello multi-canale che soddisfa le esigenze dei clienti su tutto il territorio nazionale."

Per il 2024, Regazzi prevede investimenti significativi per il lancio e lo sviluppo di Rexer: "Stimiamo di investire 4,5 milioni di euro in marketing e sviluppo commerciale, oltre a circa 2,5 milioni in tecnologia. Il nostro Piano di crescita del personale prevede un aumento di circa 30 nuove assunzioni nel corso dell'anno, di cui 25 agenti immobiliari."

Andrea Lacalamita, amministratore delegato, descrive l'approccio di Rexer come "warmtech", un connubio tra tecnologia e umanità, che integra il modello tradizionale con quello digitale. "I nostri clienti sono assistiti nella compravendita immobiliare da 60 agenti immobiliari presenti in 16 agenzie situate nelle 8 principali città italiane, oltre a 16 agenti immobiliari operanti in modalità remota. Il nostro nuovo sito offre una guida completa alla nostra offerta."

Rexer si propone dunque come un'innovativa agenzia immobiliare che abbraccia le potenzialità della tecnologia senza trascurare l'importanza del rapporto umano, offrendo ai clienti un servizio completo e su misura in tutto il territorio nazionale.

Monolocale o Bucolocale? Quanto deve essere grande?

 

Quando ci si appresta a cercare una nuova casa, una delle prime domande che sorge è: "Quanti metri quadrati dev'essere un'abitazione per essere considerata abitabile?" È una questione cruciale, poiché la dimensione dell'immobile è un fattore fondamentale per garantire il comfort di chi vi risiede. Per ottenere chiarezza sui requisiti minimi di spazio abitabile, è essenziale comprendere le normative nazionali e regionali che ne regolano gli standard.

Secondo il Decreto Ministeriale del 5 luglio 1975, le abitazioni devono rispettare determinate superfici minime a seconda del numero di persone che vi risiederanno e della destinazione d'uso dell'immobile.

Per capire quali siano esattamente i metri quadri minimi per l'abitabilità, è necessario considerare due principali aspetti:

  1. La superficie abitabile, che prevede 14 metri quadrati per persona per i primi 4 occupanti, mentre per gli occupanti successivi sono richiesti almeno 10 metri quadrati per persona.

  2. Le camere da letto, che devono garantire almeno 9 metri quadrati per una persona e 14 metri quadrati per due persone.

Per quanto riguarda i monolocali, devono avere una superficie non inferiore a 28 metri quadrati per una persona e 38 metri quadrati per due persone, secondo le disposizioni del decreto ministeriale.

È importante notare che, quando si parla di superficie, si fa riferimento alla superficie netta o calpestabile dell'immobile. Un monolocale inferiore a 28 metri quadrati non sarebbe conforme ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, secondo quanto previsto dal Decreto Ministeriale del 1975.

Per quanto riguarda l'abitabilità di un locale, è essenziale considerare aspetti come il ricambio d'aria e l'illuminazione naturale diretta, come indicato nell'articolo 5 del Decreto Ministeriale.

In generale, per un appartamento destinato a quattro persone, la superficie minima richiesta sarebbe di 56 metri quadrati, secondo le disposizioni normative.

Tuttavia, è sempre consigliabile consultare un esperto del settore per una valutazione precisa dell'abitabilità di un immobile, tenendo conto delle esigenze specifiche di chi vi risiederà.

23 febbraio, 2024

Smart Building: il 64% degli italiani non ne sa niente

La rivoluzione dell'edilizia "smart" è ben più di un semplice incentivo statale. Nonostante l'interesse costante degli italiani per la casa, la consapevolezza riguardo alle abitazioni efficienti, tecnologicamente avanzate e dotate di domotica è sorprendentemente bassa. Molte persone associamo gli "smart building" solo all'efficienza energetica, trascurando altri aspetti cruciali come il comfort e la comodità.

Una recente indagine condotta dalla Community Smart Building di The European House Ambrosetti ha evidenziato questa mancanza di conoscenza e consapevolezza. La stragrande maggioranza degli edifici italiani risale a prima del 1990, ma solo una piccola percentuale è consapevole di questa realtà. Anche il concetto di "smart building" è poco compreso, con la maggior parte delle persone che ha informazioni scarse o addirittura nulle in proposito.

Il recente Decreto CER del 24 gennaio 2024, che stabilisce incentivi per le comunità energetiche rinnovabili, è un passo avanti, ma molti rimangono ignoranti su cosa implichi. L'aumento dei costi di gestione degli edifici preoccupa molti, con la conseguenza che molte persone cercano di razionare i consumi o di migliorare l'efficienza energetica attraverso piccoli interventi come l'efficientamento dell'illuminazione o il rinnovo degli elettrodomestici.

iniziamo con la consapevolezza riguardo alla vetustà del nostro patrimonio immobiliare. In Italia, l'81,4% delle abitazioni risale a prima del 1990, una percentuale significativamente più alta rispetto ad altri paesi come la Spagna (61,9%), la Francia (72,9%) e la Germania (85,2%). Tuttavia, solo una piccola percentuale della popolazione ha una comprensione precisa di questa situazione: meno del 7% degli intervistati ha risposto correttamente, mentre un altro 35% si avvicina, stimando che tra il 60 e l'80% degli edifici nazionali sia stato costruito prima del 1990.

La conoscenza sui concetti legati agli edifici intelligenti rimane altrettanto scarsa. Il 64,1% degli italiani ha informazioni limitate o nulle riguardo agli "smart building", mentre solo il 35% si divide tra coloro che ne hanno sentito parlare (29,2%) e chi si considera ben informato (6,7%).

Nonostante l'entrata in vigore del Decreto CER il 24 gennaio 2024, che dovrebbe incentivare le comunità energetiche rinnovabili con una capacità incentivabile di 7 GW, uno su tre non sa esattamente di cosa si tratti. L'aumento dei costi relativi alla gestione degli edifici preoccupa molti italiani, con il 44% del campione molto preoccupato e il 38% abbastanza preoccupato. Per contrastare tali aumenti, molti stanno adottando misure come il razionamento dei consumi (55%), il miglioramento dell'illuminazione (40,7%) e il rinnovo degli elettrodomestici (32,1%).

L'età gioca un ruolo significativo in questo contesto, con i contatori intelligenti diffusi nel 44% dei millennials (età compresa tra i 25 e i 44 anni) e solo nel 12,7% dei boomer (età tra i 67+ anni) e dei baby boomer (età tra i 60 e i 66 anni). Secondo il Politecnico di Milano, l'installazione di smart meter potrebbe portare a una riduzione annuale di 100 euro delle spese legate all'acqua per abitazione, il che rappresenta il 30,7% del totale. Tuttavia, ancora un italiano su cinque non utilizza alcun strumento per gestire in modo intelligente la risorsa idrica.

L'importanza economica del settore è evidente. Secondo il primo report pubblicato dalla Community Smart Building lo scorso anno, l'innovazione potrebbe portare a una riduzione del 20-22% della spesa energetica delle famiglie, insieme a una diminuzione del 4-5% dei consumi idrici e delle emissioni nel settore edilizio, con una percentuale compresa tra il 19 e il 28%. Tuttavia, tutto ciò richiede una progettazione integrata che favorisca le filiere industriali e gli ecosistemi.

Attualmente, considerando l'intera catena produttiva degli edifici intelligenti, ci sono circa 350.000 aziende coinvolte, dalle fasi di progettazione alla fornitura di know-how e servizi fino alla produzione di prodotti. Queste aziende generano un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro, supportando 626.000 posti di lavoro e contribuendo con un valore aggiunto di 40 miliardi di euro all'economia. Questo settore ha un effetto moltiplicatore significativo sull'economia, pari a 2,87. In altre parole, ogni 100 euro investiti direttamente nella filiera degli edifici intelligenti attivano ulteriori 187 euro nella filiera collegata. In termini di occupazione, il moltiplicatore è di 2,78, il che significa che ogni 100 unità di lavoro dirette nel settore degli edifici intelligenti portano a ulteriori 178 unità di lavoro nelle filiere correlate.

22 febbraio, 2024

Classe Energetica B: Comfort e Efficienza al Centro dell'Abitare


L'acquisto di una casa in classe energetica B offre una serie di vantaggi legati all'efficienza energetica e al comfort abitativo. Situandosi tra le soluzioni più efficienti (classe A) e quelle meno performanti, le abitazioni in classe B rappresentano un equilibrio ottimale tra consumi energetici contenuti e una gestione sostenibile delle risorse. Esaminando più da vicino le caratteristiche di queste case, è possibile apprezzare il loro contributo a un bilancio energetico più equilibrato.


Cos'è la classe energetica B?

La classe energetica B indica un livello di efficienza energetica che si colloca tra i 31 e i 50 kWh di energia utilizzata per metro quadrato all'anno per le operazioni di riscaldamento, raffreddamento, ventilazione e produzione di acqua calda sanitaria. Questo si traduce in un consumo moderato di risorse, garantendo un buon bilancio energetico complessivo.

A differenza di una casa in classe C, che consuma tra 51 e 70 kWh/mq/anno, e di una casa in classe G, con un consumo superiore ai 160 kWh/mq/anno, le abitazioni in classe B offrono prestazioni energetiche di alto livello, pur senza raggiungere l'avanzata complessità tecnica delle case di classe A.

Come arrivarci? Per portare una casa alla classe energetica B, è possibile adottare una serie di interventi mirati, che variano a seconda della classe energetica di partenza dell'edificio. Partendo da una categoria più vicina alla classe B, come la classe C, gli interventi necessari potrebbero essere meno invasivi rispetto a quelli richiesti partendo da una classe più bassa come la G.

Tra gli interventi possibili ci sono il miglioramento dell'isolamento termico delle pareti e del tetto, la sostituzione dei sistemi di riscaldamento con soluzioni più efficienti, l'utilizzo di lampadine a LED a basso consumo e la sostituzione delle finestre con infissi a bassa emissività.

Quali case non si potranno vendere? Secondo la Direttiva Case Green approvata dal Parlamento Europeo, entro il 2030 gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E, e entro il 2033 la classe D. Gli interventi per migliorare le prestazioni energetiche dovranno essere eseguiti al momento della vendita dell'immobile o durante la ristrutturazione dell'edificio, come indicato dalla direttiva.

21 febbraio, 2024

Mercato immobiliare in ripresa

Il panorama immobiliare ha risentito delle lunghe fasi di tassi di interesse elevati, lasciando il segno in vario modo. Le politiche restrittive delle banche centrali hanno avuto conseguenze tangibili sui mercati immobiliari privati a partire dal finire del 2022. Secondo l'analisi di Nuveen, nel corso del 2023 abbiamo assistito a un crollo significativo nel volume delle transazioni immobiliari, in concomitanza con una diminuzione dei rendimenti. Tuttavia, vi è ottimismo, con Saira Malik, CIO di Nuveen, che prevede una potenziale ripresa in alcuni segmenti.

Il 2023 è stato caratterizzato da un drastico calo del 48% nel volume delle transazioni immobiliari rispetto all'anno precedente, accompagnato da rendimenti negativi per cinque trimestri consecutivi, registrando una diminuzione del 16,39% nell'intero periodo. In particolare, gli immobili ad uso ufficio hanno suscitato scarsa fiducia tra gli investitori, secondo le segnalazioni di Nuveen.

Nonostante le sfide, il settore immobiliare offre ancora opportunità interessanti. Nonostante i mercati azionari siano in prossimità dei massimi storici, esiste un considerevole "dry powder" pronto per essere impiegato. Ci si attende una rinascita nell'attività di transazione, specialmente se le banche centrali opteranno per tagli dei tassi di interesse nel corso dell'anno. Questo scenario rende i flussi di cassa prevedibili del settore immobiliare un'attrattiva fonte di reddito diversificato per gli investitori, potenzialmente ravvivando l'interesse per questa asset class e favorendone la ripresa nei trimestri a venire. Le opportunità si delineano nei settori del retail, dell'edilizia residenziale e dell'immobiliare privato.

Siamo ottimisti riguardo al potenziale sovra-rendimento del retail globale nel 2024. Negli Stati Uniti, la disponibilità di immobili commerciali per negozi di alimentari e beni di prima necessità ha toccato minimi storici, e il trend che vede i rivenditori espandere i loro punti vendita verso le periferie ha rappresentato un vantaggio per i proprietari degli immobili. In Europa, le attività retail al di fuori dei centri urbani godono di fondamentali solidi e presentano interessanti opportunità di investimento. Nei mercati dell'Asia-Pacifico, la forte domanda nel settore retail è trainata soprattutto dal turismo, mentre i consumi interni beneficiano di un robusto mercato del lavoro.

I prezzi immobiliari sono spinti al rialzo da una domanda che supera l'offerta in tutto il mondo, creando uno scenario in cui i potenziali acquirenti di case devono affrontare prezzi in continua ascesa. L'accessibilità abitativa a prezzi accessibili diventa quindi una priorità urgente, richiedendo soluzioni basate su partnership solide tra pubblico e privato. Negli Stati Uniti, le abitazioni a prezzi accessibili hanno dimostrato di resistere meglio durante le fasi di recessione economica, rendendole una scelta appropriata in periodi di rallentamento della crescita.

Infine, l'immobiliare privato offre rendimenti competitivi e una significativa diversificazione nei portafogli degli investitori, con correlazioni storicamente negative rispetto ad azioni e obbligazioni, rendendolo un'importante componente di allocazione diversificata.

15 febbraio, 2024

Mutuo bisettimanale: di cosa si tratta?

Con l'aumento della domanda di mutui per l'acquisto di una prima casa, diventa cruciale per i potenziali acquirenti valutare attentamente le condizioni offerte nei contratti di prestito.

Una tendenza sempre più diffusa è quella del mutuo bisettimanale, che si discosta dal tradizionale schema di pagamento mensile in dodici rate annuali. Vediamo di cosa si tratta e come funziona.

Il mutuo bisettimanale prevede il rimborso delle rate ogni due settimane anziché mensilmente. Questo significa che durante l'arco di un anno, con le sue 52 settimane, si effettuano 26 pagamenti.

Le rate di un mutuo bisettimanale sono la metà di quelle di un mutuo standard. Pertanto, nonostante il numero totale di pagamenti sia superiore, il cliente paga in definitiva l'equivalente di 13 rate all'anno, anziché 12.

Questo schema di pagamento può offrire benefici significativi a lungo termine. Ad esempio, in un mutuo decennale, il cliente potrebbe ripagare l'intero importo del prestito in 9 anni e 2 mesi anziché in 10 anni, risparmiando così sui tassi d'interesse nel complesso.

Tuttavia, è importante valutare attentamente se questa opzione sia adatta alle proprie esigenze finanziarie e di gestione del denaro, considerando eventuali vincoli e costi aggiuntivi associati al mutuo bisettimanale.

In sintesi, mentre il mutuo bisettimanale può offrire vantaggi in termini di risparmio sui interessi e riduzione del periodo di rimborso, è fondamentale consultare un esperto finanziario e analizzare attentamente le proprie circostanze prima di prendere una decisione .

In una prospettiva a lungo termine, il mutuo bisettimanale offre l'opportunità di risparmiare considerevolmente. Consideriamo ad esempio un cliente che ha optato per un prestito decennale.

Grazie al meccanismo del mutuo bisettimanale, questo cliente potrebbe estinguere l'intero debito in 9 anni e 2 mesi anziché in 10 anni. La riduzione del periodo di rimborso si traduce in un risparmio sui tassi d'interesse complessivi, rendendo questa forma di mutuo un'opzione vantaggiosa per coloro che mirano a una gestione finanziaria oculata e a una riduzione del costo totale del prestito nel tempo.

Mutuo intestato a persona diversa dal proprietario: tutto ciò che c’è da sapere

Quando si tratta di acquistare un immobile, capita spesso di chiedersi se il mutuo possa essere intestato a una persona diversa dal proprie...