21 marzo, 2024

Abitazioni e mobilità elettrica: siamo pronti?

La sfida della mobilità elettrica in Italia è rallentata dalla difficoltà che molte famiglie incontrano nel trovare un parcheggio adatto per installare un punto di ricarica per i loro veicoli. Secondo uno studio condotto da idealista, il principale portale immobiliare italiano focalizzato sullo sviluppo tecnologico, circa il 62% delle abitazioni nel Paese non dispone di un garage adatto per ospitare questi sistemi di ricarica, rendendo complicato l'utilizzo quotidiano dei veicoli elettrici.

In totale, sono 51 le province che superano la media nazionale del 38% di abitazioni con garage o posti auto adatti all'installazione di un punto di ricarica. Le province venete di Padova e Treviso si distinguono per la percentuale più alta, con il 69% e il 67% rispettivamente. Altre province con elevate percentuali di abitazioni idonee includono Modena (63%), Mantova e Vicenza (entrambe 61%), e Forlì-Cesena (60%). Al contrario, province come Palermo (15%), Trieste (16%) e Reggio Calabria (17%) registrano percentuali inferiori alla media nazionale.

Nel contesto dei centri capoluogo, Padova (68%) e Treviso (65%) sono in cima alla lista per la disponibilità di abitazioni con posti auto o box adatti per l'installazione di un punto di ricarica. Altri centri, come Forlì (61%) e Modena (60%), offrono almeno il 50% delle probabilità di trovare un'abitazione con posto auto idoneo. Le grandi città come Bologna (27%), Roma (21%), Torino (16%), Milano (15%), Firenze (14%), Genova (13%) e Napoli (12%) presentano percentuali significativamente inferiori.

La percentuale più bassa di case con posto auto adeguato si trova a Palermo (11%) e Venezia (3%, ma è un dato che non sorprende data la natura della città).

Lo studio ha analizzato 1,3 milioni di annunci immobiliari pubblicati su idealista nel corso del 2023, considerando quelli che indicavano la presenza di un posto auto, indipendentemente dalle condizioni (scoperto o coperto) o dalla posizione (all'interno o all'esterno dell'edificio).

I dati sono stati elaborati da idealista/data, la divisione proptech di idealista che fornisce informazioni per supportare decisioni strategiche a professionisti immobiliari in Spagna, Italia e Portogallo. Utilizzando i dati del database di idealista e altre fonti pubbliche e private, fornisce servizi di valutazione, investimento, analisi di mercato e altro ancora.

Difficile pensare a una transizione ecologica indolore, ma il parco immobiliare italiano non sembra pronto ad accoglierla a braccia aperte almeno per il momento. L'argomento della svolta "green" coinvolge un numero di aspetti crescente che non va sottovalutato, specialmente nel momento in cui si opta per una scelta abitativa in ambito condominiale.

20 marzo, 2024

Surroga del Mutuo: quando conviene e come valutarla

La decisione di procedere con la surroga del mutuo è un tema di grande rilevanza per coloro che hanno già sottoscritto un finanziamento ipotecario e desiderano migliorare le condizioni contrattuali.

Ma come valutare se questa opzione è davvero vantaggiosa?


Cosa è la Surroga del Mutuo e Quando è Possibile

La surroga del mutuo, anche nota come portabilità del mutuo, è stata introdotta nel 2007 con la Legge Bersani. Consente ai titolari di trasferire un mutuo già esistente da una banca a un'altra, mantenendo le stesse condizioni contrattuali.

La surroga è una scelta da considerare attentamente, poiché offre diversi vantaggi rispetto ad altre opzioni legate al mutuo. Questi includono:

  • Assenza di costi aggiuntivi: non sono richiesti esborsi per attivazione, perizia, assicurazione o accertamenti catastali.
  • Assenza di penali: la banca di origine non può imporre penali o costi aggiuntivi per il trasferimento del finanziamento.

Tuttavia, la surroga del mutuo non è sempre la scelta migliore in ogni circostanza.

Quando Conviene la Surroga del Mutuo

La surroga è generalmente conveniente per coloro che hanno tassi d'interesse più elevati rispetto a quelli attualmente disponibili sul mercato. È particolarmente vantaggiosa quando i tassi d'interesse sono in discesa.

Tuttavia, ci sono diverse considerazioni da tenere in considerazione:

  • La durata del mutuo residuo: è importante valutare se la surroga è conveniente in base alla durata rimanente del finanziamento.
  • La situazione reddituale stabile del richiedente: la capacità di pagare le rate del mutuo influisce sulla possibilità di ottenere la surroga.
  • La valutazione dell'immobile: il valore dell'immobile deve essere sufficiente a garantire il finanziamento.

Come Calcolare se Conviene la Surroga

Per calcolare se la surroga è conveniente, è necessario confrontare le condizioni del mutuo esistente con quelle offerte dal nuovo istituto di credito. Questo può essere fatto online attraverso strumenti appositi.

Per i mutui a tasso fisso, il calcolo è relativamente semplice. Tuttavia, per i mutui a tasso variabile, è necessario considerare l'andamento dei tassi d'interesse nel tempo.

Servizi Bancari Offerti con la Surroga

Oltre alle condizioni finanziarie, è importante valutare anche i servizi offerti dalla nuova banca. Questi possono includere la possibilità di saltare rate, la gestione flessibile delle rate e la possibilità di rinegoziare il mutuo.

Quando non Conviene la Surroga del Mutuo

La surroga del mutuo potrebbe non essere conveniente se si desidera rimanere con la stessa banca, se mancano poche rate alla chiusura del mutuo o se l'andamento dei tassi d'interesse non è favorevole.

Quanto si Risparmia con la Surroga del Mutuo

Il risparmio ottenuto tramite la surroga dipende dal tipo di tasso sottoscritto, dall'importo del finanziamento e dalla sua durata. In generale, maggiore è il tasso d'interesse iniziale e maggiore è il risparmio potenziale.

Quante Volte si può Fare la Surroga del Mutuo

Non vi sono limiti alla surroga del mutuo a livello normativo, ma nella pratica è difficile ottenere la surroga più di una o due volte durante la durata del finanziamento.

Come è facile capire, quindi, la surroga del mutuo è un'opzione da considerare attentamente, valutando tutti i fattori coinvolti e confrontando le condizioni offerte dal nuovo istituto di credito con quelle del mutuo esistente.

19 marzo, 2024

Affitti e Furti: Chi Paga i Danni?


L'aumento dei furti negli appartamenti rende sempre più pressante la questione su chi sia responsabile in caso di contratti di locazione. Se l'appartamento non è di proprietà, è logico chiedersi perché l'inquilino dovrebbe essere responsabile dei danni derivanti da un furto, come la rottura della serratura della porta d'ingresso o delle finestre. Tuttavia, la risposta a questa domanda è tutt'altro che ovvia.

Diritti e Doveri nella Locazione

Il Codice Civile non tratta specificamente una situazione del genere, quindi è necessario fare riferimento alla disciplina generale che regola il rapporto di locazione. L'articolo 1576 del codice afferma che il proprietario è responsabile delle riparazioni necessarie per mantenere la casa in buono stato. Quindi, se ci sono guasti all'impianto elettrico o a un tubo che perde, è compito del locatore intervenire.

Lo stesso articolo menziona i compiti dell'inquilino, che include l'obbligo di effettuare piccole riparazioni, ossia la manutenzione ordinaria. Tuttavia, l'articolo 1609 precisa che le spese derivanti dalla vetustà dell'immobile o da eventi fortuiti non sono a carico dell'inquilino.

Infine, l'articolo 1588 stabilisce che l'affittuario risponde della perdita e del deterioramento dell'appartamento durante la locazione, a meno che non dimostri che tali eventi non siano imputabili a lui.

Responsabilità per Danni da Furto

Poiché l'inquilino è il custode dell'immobile, è tenuto a rispondere dei danni che si verificano all'interno dello stesso, a meno che non dimostri che l'evento è avvenuto per cause non imputabili a lui o per caso fortuito.

Per chiarire questo concetto, consideriamo un esempio pratico: se un ladro entra in un appartamento perché le inferriate non sono state chiuse e rompe una finestra, l'inquilino sarà responsabile dei danni causati dalla sua negligenza.

D'altra parte, se l'inquilino ha preso tutte le precauzioni possibili per proteggere l'appartamento e i ladri riescono comunque a entrare rompendo inferriate e finestre, tutti i costi di riparazione saranno a carico del proprietario.

In caso di furti, spetta all'inquilino dimostrare che l'evento è avvenuto per cause non imputabili a lui al fine di essere esonerato da responsabilità.

Consigli Pratici

Considerando la frequenza di eventi simili, è importante prendere misure preventive contro i furti. Una soluzione potrebbe essere l'assicurazione del condominio, che potrebbe includere una copertura per i furti e prevedere indennizzi specifici.

Un'altra opzione sarebbe stipulare una polizza specifica contro i furti, includendo anche gli oggetti e i beni mobili all'interno dell'appartamento. In alternativa, nel contratto di locazione si potrebbe inserire un articolo che obblighi l'inquilino a stipulare un'assicurazione contro i furti o preveda già un risarcimento in caso di furto, facendo attenzione a non includere clausole vessatorie, che sono vietate per legge.

18 marzo, 2024

Condizionatori in Affitto: Diritti, Limiti e Rischi da Considerare

Con l'arrivo della primavera e il caldo estivo alle porte, molti inquilini si trovano di fronte al dilemma dell'installazione del condizionatore, chiedendosi non solo chi pagherà in caso di guasto, ma anche se sia necessario ottenere il consenso del proprietario. Esaminiamo da vicino tutti gli aspetti legali e pratici di questa questione.

Diritti e Limiti delle Addizioni in Affitto

La chiarezza su ciò che costituisce un'addizione o una miglioria è fondamentale per comprendere se sia possibile installare un condizionatore in una casa in affitto e se sia richiesto il consenso del proprietario. L'installazione di un condizionatore può rientrare in una di queste categorie, con implicazioni significative dal punto di vista legale.

L'addizione si riferisce all'atto di eseguire lavori su beni non di propria proprietà, mantenendo la loro individualità e con la possibilità di rimuoverli senza danneggiare la proprietà. Il soggetto che compie l'opera ha il diritto di rimuoverla, a meno che il proprietario desideri mantenerla, in tal caso dovrebbe corrispondere un indennizzo.

D'altra parte, la miglioria mira ad aumentare il valore, il pregio o l'utilità di un bene, ed è realizzata da chi ne detiene il possesso senza essere il proprietario. In alcuni casi, ciò può comportare l'obbligo per il proprietario di corrispondere un indennizzo al miglioratore.

In sintesi, se il conduttore installa un condizionatore senza il consenso del proprietario, non ha diritto a un indennizzo. Tuttavia, se il consenso è stato ottenuto, il proprietario deve corrispondere un'indennità. È importante notare che il valore del condizionatore può compensare eventuali danni causati durante il periodo di locazione se il conduttore non ha diritto a un indennizzo.

Condizionatore in Affitto: Considerazioni Importanti

In generale, l'affittuario non è proibito dall'installare un condizionatore nella sua abitazione in affitto. Tuttavia, la situazione può diventare complessa se l'appartamento è situato all'interno di un condominio.

L'installazione del condizionatore potrebbe violare il regolamento condominiale, sia contrattuale che non contrattuale, e potrebbe anche andare contro le disposizioni del regolamento comunale riguardanti il posizionamento e l'aspetto estetico del condizionatore.

Inoltre, l'art. 1102 del Codice Civile limita l'alterazione della destinazione delle cose comuni all'interno del condominio, e le norme di vicinato vietano la produzione di rumori, odori o altre immissioni che superino la normale tollerabilità. Il disturbo derivante da un condizionatore troppo rumoroso potrebbe comportare richieste di risarcimento danni e conseguenze penali secondo l'art. 659 del Codice Penale.

In conclusione, mentre l'installazione di un condizionatore in un'abitazione in affitto è possibile, è cruciale considerare i diritti, i limiti e i rischi associati, sia dal punto di vista legale che pratico, al fine di evitare controversie e problemi futuri.

04 marzo, 2024

Box condominiale: cosa si può fare e cosa no

Vivere in un condominio implica una serie di regolamenti e norme da seguire, anche riguardo all'uso e alle eventuali modifiche al proprio box auto.

Nonostante si possieda il box come proprietà privata, è importante comprendere che esistono restrizioni stabilite dalla legge che disciplinano il suo utilizzo e le potenziali trasformazioni.

Secondo la normativa vigente, il condominio non ha il diritto di interferire con l'utilizzo di un box auto di proprietà privata, né può vietarne o limitarne l'uso. Questo significa che il proprietario del box, o eventualmente l'inquilino se il box è in affitto, ha la libertà di utilizzare lo spazio non solo come parcheggio per l'automobile, ma anche per altri scopi.

È comune che il box venga sfruttato come area di stoccaggio per vari oggetti. Tuttavia, è importante notare che se i beni conservati all'interno del box subissero danni a causa di infiltrazioni o mancanza di manutenzione, il condominio potrebbe essere considerato responsabile dei danni causati al proprietario.

Tuttavia, è importante sottolineare che il condominio può intervenire solamente se le modifiche o l'utilizzo diverso del box sono espressamente vietati nel regolamento condominiale.

In generale, le modifiche consentite al box includono l'utilizzo come magazzino per strumenti o attrezzi legati a un'attività o a una professione, o addirittura come palestra. Tuttavia, qualsiasi modifica interna al box deve essere compatibile con la struttura dell'edificio.

È fondamentale tenere presente che le modifiche considerate illecite riguardano principalmente quelle che alterano la destinazione d'uso del box, come ad esempio trasformarlo in una residenza civile. Questo tipo di trasformazione richiederebbe modifiche sostanziali alla struttura, come l'installazione di una porta d'accesso al piano terra e il rispetto delle norme di sicurezza, il che potrebbe essere vietato dal regolamento condominiale.

01 marzo, 2024

Rexer: nuovo player nel mercato immobiliare

Rexer è un'agenzia immobiliare "di nuova generazione" nata dalla partnership tra Intesa Sanpaolo, Homepal e Bper Banca, ispirata al modello delle rinomate Postbank Immobilien e McMakler tedesche.

Monica Regazzi, responsabile finanza e strategia, commenta: "Il mercato sta mostrando un crescente interesse per l'uso dei canali digitali, e Rexer risponde a questa tendenza con un modello multi-canale che soddisfa le esigenze dei clienti su tutto il territorio nazionale."

Per il 2024, Regazzi prevede investimenti significativi per il lancio e lo sviluppo di Rexer: "Stimiamo di investire 4,5 milioni di euro in marketing e sviluppo commerciale, oltre a circa 2,5 milioni in tecnologia. Il nostro Piano di crescita del personale prevede un aumento di circa 30 nuove assunzioni nel corso dell'anno, di cui 25 agenti immobiliari."

Andrea Lacalamita, amministratore delegato, descrive l'approccio di Rexer come "warmtech", un connubio tra tecnologia e umanità, che integra il modello tradizionale con quello digitale. "I nostri clienti sono assistiti nella compravendita immobiliare da 60 agenti immobiliari presenti in 16 agenzie situate nelle 8 principali città italiane, oltre a 16 agenti immobiliari operanti in modalità remota. Il nostro nuovo sito offre una guida completa alla nostra offerta."

Rexer si propone dunque come un'innovativa agenzia immobiliare che abbraccia le potenzialità della tecnologia senza trascurare l'importanza del rapporto umano, offrendo ai clienti un servizio completo e su misura in tutto il territorio nazionale.

Monolocale o Bucolocale? Quanto deve essere grande?

 

Quando ci si appresta a cercare una nuova casa, una delle prime domande che sorge è: "Quanti metri quadrati dev'essere un'abitazione per essere considerata abitabile?" È una questione cruciale, poiché la dimensione dell'immobile è un fattore fondamentale per garantire il comfort di chi vi risiede. Per ottenere chiarezza sui requisiti minimi di spazio abitabile, è essenziale comprendere le normative nazionali e regionali che ne regolano gli standard.

Secondo il Decreto Ministeriale del 5 luglio 1975, le abitazioni devono rispettare determinate superfici minime a seconda del numero di persone che vi risiederanno e della destinazione d'uso dell'immobile.

Per capire quali siano esattamente i metri quadri minimi per l'abitabilità, è necessario considerare due principali aspetti:

  1. La superficie abitabile, che prevede 14 metri quadrati per persona per i primi 4 occupanti, mentre per gli occupanti successivi sono richiesti almeno 10 metri quadrati per persona.

  2. Le camere da letto, che devono garantire almeno 9 metri quadrati per una persona e 14 metri quadrati per due persone.

Per quanto riguarda i monolocali, devono avere una superficie non inferiore a 28 metri quadrati per una persona e 38 metri quadrati per due persone, secondo le disposizioni del decreto ministeriale.

È importante notare che, quando si parla di superficie, si fa riferimento alla superficie netta o calpestabile dell'immobile. Un monolocale inferiore a 28 metri quadrati non sarebbe conforme ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, secondo quanto previsto dal Decreto Ministeriale del 1975.

Per quanto riguarda l'abitabilità di un locale, è essenziale considerare aspetti come il ricambio d'aria e l'illuminazione naturale diretta, come indicato nell'articolo 5 del Decreto Ministeriale.

In generale, per un appartamento destinato a quattro persone, la superficie minima richiesta sarebbe di 56 metri quadrati, secondo le disposizioni normative.

Tuttavia, è sempre consigliabile consultare un esperto del settore per una valutazione precisa dell'abitabilità di un immobile, tenendo conto delle esigenze specifiche di chi vi risiederà.

Mutuo intestato a persona diversa dal proprietario: tutto ciò che c’è da sapere

Quando si tratta di acquistare un immobile, capita spesso di chiedersi se il mutuo possa essere intestato a una persona diversa dal proprie...