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20 novembre, 2024

Mutui e età: cosa sapere

Mutui e età: cosa sapere per richiedere un finanziamento a ogni fase della vita

L’età è un fattore cruciale nella concessione di un mutuo, influenzando sia la durata massima che le condizioni applicate dalle banche. Questo articolo esplora fino a che età è possibile ottenere un mutuo, le opzioni disponibili per i pensionati e le specifiche considerazioni per chi condivide la richiesta con un altro intestatario.


Fino a che età si può ottenere un mutuo?

Le banche stabiliscono un limite massimo di età entro il quale il mutuo deve essere interamente estinto, solitamente compreso tra 75 e 80 anni. Questo significa che l’età del richiedente al momento della sottoscrizione condiziona direttamente la durata massima del finanziamento. Ad esempio:

  • Se hai 60 anni, puoi ottenere un mutuo con una durata massima di 15-20 anni, a seconda della politica della banca.
  • In alcuni casi, gli istituti di credito fissano limiti più restrittivi, non concedendo mutui a chi ha già compiuto 65 anni.
  • Altre banche, invece, consentono mutui anche a over 70 anni, purché il finanziamento si concluda entro i 75 o 80 anni.

Mutui cointestati: vantaggi e limiti

Nel caso di mutui cointestati, l’età di ciascun intestatario gioca un ruolo chiave. Alcune banche adottano il criterio dell’età del richiedente più giovane, permettendo durate maggiori. Altre, invece, si basano sull’età del cointestatario più anziano, limitando la durata del mutuo e determinando rate più elevate.

Esempio: una coppia con un richiedente di 45 anni e uno di 65 potrebbe ottenere:

  • Una durata massima di 10 anni se la banca considera l’età del più anziano.
  • Una durata fino a 30 anni se viene adottato il criterio dell’età del più giovane.

Durata massima del mutuo: le opzioni per età

La durata massima di un mutuo dipende dall’età del richiedente al momento della sottoscrizione. La tabella seguente illustra le possibilità offerte da banche che applicano limiti di 75 o 80 anni a fine mutuo.

Età del richiedenteDurata massima (75 anni)Durata massima (80 anni)
36-45 anni30 anni30 anni
46-50 anni25 anni30 anni
51-55 anni20 anni25 anni
56-60 anni15 anni20 anni
61-65 anni10 anni15 anni
70 anni5 anni10 anni

Durate personalizzate come 17 o 24 anni sono disponibili presso alcune banche, ma restano un'opzione meno comune.

Mutui per pensionati: una possibilità concreta

Anche in pensione è possibile ottenere un mutuo, ma con alcune restrizioni:

  1. Durata breve: il mutuo deve essere estinto entro il limite di età fissato dalla banca (75-80 anni), il che comporta rate più alte e importi finanziabili inferiori.
  2. Polizza vita obbligatoria: molte banche richiedono la stipula di un’assicurazione sul mutuo per coprire il rischio di decesso del richiedente, aumentando i costi complessivi.

Un esempio pratico: un pensionato di 70 anni può ottenere un mutuo di 5-10 anni, con rate mensili che potrebbero risultare impegnative per redditi fissi.

Mutui per under 36: condizioni agevolate

Chi ha meno di 36 anni può beneficiare di mutui con durate prolungate, fino a 35 o 40 anni, grazie a specifiche agevolazioni bancarie e fiscali. Questi mutui sono particolarmente vantaggiosi per i giovani che cercano di acquistare la prima casa, sfruttando tassi di interesse agevolati e garanzie statali come il Fondo di Garanzia Prima Casa.

Conclusioni: una strategia per ogni età

L’età è un parametro decisivo per l’ottenimento di un mutuo, influenzando la durata massima, l’importo finanziabile e le condizioni economiche. Per i giovani, mutui a lungo termine offrono maggiore flessibilità. Per i pensionati o chi si avvicina all’età limite, le opzioni sono più limitate, ma comunque disponibili.

Prima di richiedere un mutuo, è sempre consigliabile consultare un esperto o utilizzare strumenti online, come simulazioni di mutuo, per ottenere una visione chiara delle possibilità. L’app di Immobiliare.it Mutui, ad esempio, offre una consulenza gratuita e personalizzata, permettendo di confrontare le offerte di più banche e individuare la soluzione ideale.

Domande frequenti
Ho 63 anni. Posso richiedere un mutuo di 17 anni?
Sì, alcune banche offrono durate intermedie come 17 anni, ma dipende dalla politica interna dell’istituto di credito.

Se cointesto il mutuo con una persona più giovane, la durata sarà maggiore?
In molti casi sì, ma dipende dalla banca. Alcune considerano solo l’età del più anziano.

Posso ottenere agevolazioni per la prima casa se sono in pensione?
Sì, le agevolazioni per la prima casa non prevedono limiti di età.

29 ottobre, 2024

Mercato affitti in Italia: prezzi in rialzo e domanda inarrestabile

L’Italia si trova a fare i conti con una crescita significativa dei canoni d'affitto, che nell'ultimo anno sono aumentati del 10%, con un costo medio per un bilocale che ha raggiunto gli 842 euro al mese. Il costo medio per metro quadro ha toccato i 13,89 €/mq al mese, un’impennata rispetto ai 9,81 €/mq del 2019 (+42%). Il tempo di permanenza di un immobile sul mercato è ora di meno di tre mesi, segnale di una forte domanda che tende ad assorbire velocemente lo stock di annunci.

Squilibrio domanda-offerta e concorrenza tra locatari

Sebbene l’offerta sia aumentata nell’ultimo anno, rispetto al periodo pre-pandemico si registra una contrazione marcata delle soluzioni disponibili: l'offerta di immobili in affitto si è ridotta del 54% rispetto al 2019, mentre la domanda è aumentata del 38%. Questo squilibrio ha reso più competitiva la ricerca di un alloggio, spingendo al rialzo i canoni medi. Inoltre, la pressione della domanda per unità abitativa è cresciuta del 144% rispetto al 2019, riflettendo la difficoltà crescente per chi cerca una casa in affitto.

Accessibilità ridotta per single e coppie

L’aumento dei canoni ha comportato una riduzione nell’accessibilità delle locazioni per single e coppie. La quota di annunci accessibili ai single è scesa al 14% dal 19% dell'anno scorso, mentre quella per le coppie è diminuita dal 62% al 55%. Confrontando i dati con quelli del 2019, si nota come i single potessero accedere al 30% delle soluzioni sul mercato, percentuale che oggi appare inaccessibile.

Canoni di affitto vs. rate dei mutui

Dall'inizio del 2024, il canone di affitto medio ha superato la rata media dei mutui, invertendo la situazione che fino al secondo trimestre del 2022 vedeva i mutui più onerosi degli affitti. La crescita dei tassi di interesse sui mutui a partire dal 2022 ha infatti reso più costoso l’acquisto di una casa, ma la recente diminuzione dei tassi ha permesso alle rate dei mutui di stabilizzarsi o ridursi, sebbene i prezzi delle abitazioni in vendita siano ancora in aumento.


10 ottobre, 2024

Mercato Immobiliare: niente rush finale?

Il Sole 24Ore Pubblica un interessante articolo che riassumo qui sotto nei suoi punti salienti e che, di fatto, smentisce le previsioni rosee fatte a inizio anno, con un secondo semestre che avrebbe dovuto segnare una marcata ripresa del mercato. Certamente a pesare sul progetto di comprare casa ha pesato la situazione internazionale e l'incertezza sul futuro dei tassi. Da più parti si auspica una discesa ma non diciamo ancora "gatto" se... 

Il 2024 si avvia quindi a chiudere con un leggero calo delle compravendite immobiliari, stimato intorno a 690mila transazioni, accompagnato da un incremento moderato dei prezzi delle abitazioni, compreso tra l’1% e il 3%. In forte crescita risultano invece gli affitti, con aumenti compresi tra il 5% e il 7%. Milano si conferma la città più costosa d’Italia, con un prezzo medio per gli immobili nuovi che si aggira intorno ai 5mila euro al metro quadro, ma che può facilmente raggiungere i 17mila euro al metro quadro e oltre nelle zone più centrali e prestigiose. 

Negli ultimi dieci anni, il valore delle nuove costruzioni è cresciuto del 43,8%, tuttavia, la domanda che molti analisti si pongono è fino a quando questa crescita sarà sostenibile. Anche gli esperti di Tecnocasa, che hanno presentato a Milano il report sul primo semestre del 2024 e le previsioni per la fine dell’anno, si interrogano sulla direzione futura del mercato. 

I recenti ribassi dei tassi d’interesse potrebbero favorire gli acquisti, in particolare considerando i livelli elevati dei canoni di locazione, incentivando così i potenziali acquirenti a optare per la proprietà. La vera sfida, e al contempo opportunità, per il mercato immobiliare è quella di perseguire la sostenibilità economica senza compromettere l’equilibrio sociale, in un contesto economico sempre più incerto e dinamico.

Affitti e rendimenti

Nel primo semestre del 2024, i canoni di locazione hanno continuato a crescere in modo significativo. In testa alla classifica degli aumenti i monolocali e bilocali che hanno registrato un aumento dei canoni di circa il 4%, mentre i trilocali hanno visto una crescita del 3%. La domanda di affitti rimane alta, ma si scontra con una forte carenza di offerta, e ciò spinge i canoni verso l’alto in tutte le principali città italiane. 

Bari ha segnato incrementi notevoli (+5% per i monolocali, +7,4% per i bilocali e +2,1% per i trilocali), seguita da Bologna (+5,2%, +5,8% e +2,9%) e Roma (+4,3%, +4,1% e +4,9%). Milano, pur mostrando una crescita più contenuta (+2,1%, +2,4% e +1,1%), resta la città più costosa in termini assoluti. Fabiana Megliola, responsabile dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, sottolinea che a Roma l’attesa per il Giubileo sta spingendo molti proprietari a non rinnovare i contratti in scadenza per passare agli affitti brevi, alimentando una tensione sui prezzi. A Milano, invece, il mercato degli affitti brevi è ormai saturo, con molti proprietari che stanno gradualmente optando per contratti a lungo termine o a canone concordato.

23 luglio, 2024

Cosa paga chi vende una casa? Tutti i costi e le tasse

Una delle domande più frequenti da parte dei proprietari che intendono vendere la loro abitazione è: "Quali costi deve sostenere chi vende una casa?" Di solito, non ci sono imposte obbligatorie per il proprietario sulla vendita dell'immobile, salvo alcune eccezioni, come nel caso di eredità o transazioni che generano plusvalenze. Inoltre, se il venditore è un'impresa e la vendita è soggetta a IVA, l’imposta di registro, catastale e ipotecaria è fissa a 200 euro ciascuna, con IVA al 10% o al 22% per immobili di lusso (ridotta al 4% per la prima casa). 


Infine, se la vendita è mediata da un’agenzia immobiliare, il venditore deve pagare una provvigione concordata.

Quanto Costa Vendere Casa: Le Spese Preliminari

Costi Estetici e Pubblicitari: Migliorare l’aspetto della casa può aumentarne il valore e attrarre potenziali acquirenti. Questi costi possono includere ritocchi estetici, fotografie, video e volantini pubblicitari. Se ci si affida a un’agenzia immobiliare, questi costi sono generalmente a carico dell'agenzia stessa.

Relazione Tecnica di Compravendita: Verificare la conformità urbanistica, la regolarità catastale e l’agibilità dell’immobile sono passaggi cruciali. Questi costi possono includere la realizzazione dell’attestato di prestazione energetica (APE), obbligatorio per la vendita e redatto da un'azienda specializzata.

Chi Paga il Notaio?

Secondo l’articolo 1475 del Codice Civile, le spese notarili per il contratto di vendita sono a carico dell’acquirente. Se il venditore è un privato, le imposte catastali e ipotecarie sono di 50 euro ciascuna, mentre l’imposta di registro è del 9% del valore catastale dell’immobile, con un minimo di 1000 euro. Se il venditore è un’impresa e la vendita è soggetta a IVA, le imposte fisse sono di 200 euro ciascuna con IVA al 10% o al 22% per abitazioni di lusso. È possibile derogare queste regole inserendo una clausola nel contratto che preveda la divisione equa delle spese tra acquirente e venditore.

La Provvigione dell’Agenzia Immobiliare

La provvigione dell'agenzia immobiliare varia in base al mercato e al prezzo dell’immobile. Generalmente, questa percentuale si basa sul prezzo finale di vendita e può essere concordata in anticipo con l’agenzia. Rivolgersi a professionisti qualificati può facilitare la vendita in tempi brevi, evitando la svalutazione dell’immobile.

Le Tasse per Chi Vende una Casa Ereditata

Chi vende una casa ereditata deve prima pagare le imposte di successione, calcolate nella dichiarazione di successione con percentuali variabili tra il 4% e l’8% in base al grado di parentela con il defunto. Inoltre, è necessario pagare l’imposta catastale (1% del valore dell’immobile) e l’imposta ipotecaria (2%), con un importo fisso di 200 euro. Anche in caso di donazione, si applicano gli stessi costi, eventualmente accompagnati da una polizza assicurativa per la sicurezza della donazione.

Tasse sulla Vendita di una Casa

Se la casa viene venduta dopo 5 anni dall’acquisto, il proprietario non deve pagare l’IRPEF sulla plusvalenza. Se invece la vendita avviene entro i 5 anni, l’IRPEF è dovuta con aliquote che variano dal 23% al 43%, o l’imposta sostitutiva del 26%, raccolta dal notaio. Le agevolazioni fiscali ottenute devono essere restituite, inclusi gli interessi.

Vendita della Prima Casa

Chi vende la prima casa dopo 5 anni dall’acquisto è esente dal pagamento delle tasse sulla plusvalenza. Se la vendita avviene prima dei 5 anni, l’IRPEF è dovuta se la vendita genera una plusvalenza.

Vendita della Seconda Casa

Per la vendita della seconda casa, se questa è stata acquistata da oltre 5 anni, non ci sono tasse sulla plusvalenza. Se l’acquisto è avvenuto da meno di 5 anni, la plusvalenza è soggetta a tassazione, inserita tra i “redditi diversi” con un’imposta sostitutiva del 26%.

Domande Frequenti

Chi vende casa deve fare il 730? No, l’importo ottenuto dalla vendita non va dichiarato nel 730. Le imposte sulla plusvalenza devono essere pagate direttamente al notaio.

Vendere una casa implica una serie di costi e considerazioni fiscali. È importante essere ben informati e, se necessario, consultare un professionista per gestire al meglio tutte le procedure e le spese correlate.

22 luglio, 2024

Mutui: come scegliere il più conveniente?

Come scegliere il mutuo più conveniente per l’acquisto della prima casa o una seconda abitazione?

Quando si decide di comprare casa, trovare la miglior offerta e il tasso più vantaggioso può sembrare un’impresa ardua. Tuttavia, ci sono diversi fattori da considerare che possono semplificare questa decisione cruciale. 

Ecco alcuni consigli pratici per identificare il mutuo ideale.

1. Confrontare le offerte di più banche

Il primo passo è esplorare le proposte di diverse banche per identificare il finanziamento che meglio si adatta alle proprie esigenze. È possibile anche utilizzare strumenti online gratuiti per trovare il mutuo migliore.

2. Considerare tutti i fattori, non solo il tasso d’interesse

Molti commettono l’errore di valutare un mutuo esclusivamente dal tasso d’interesse. In realtà, ci sono molti altri elementi da considerare, come lo spread e le eventuali polizze assicurative. Una guida passo per passo può essere molto utile in questo processo.

3. Scegliere il tipo di tasso più adatto

  • Tasso fisso: Ideale per chi preferisce rate costanti nel tempo. È particolarmente conveniente quando i tassi d’interesse sono in aumento.
  • Tasso variabile: Adatto a chi è disposto a gestire le fluttuazioni delle rate. Può essere vantaggioso quando i tassi sono in discesa.

Esistono anche soluzioni miste, come il mutuo variabile con cap, che limita la rata a un massimo stabilito, ma solitamente con uno spread più alto.

4. Valutare lo spread

Lo spread è la differenza tra il tasso di riferimento del mercato interbancario e il tasso d’interesse proposto al cliente. Più basso è lo spread, minore sarà l’interesse totale da pagare. I mutui con spread elevato sono più costosi, specialmente quelli a tasso variabile o variabile con cap, poiché comportano maggiori rischi per la banca.

5. Analizzare il TAEG

Il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) indica il costo totale del mutuo, comprensivo degli interessi, delle spese di istruttoria, delle polizze assicurative e delle spese di incasso delle rate. Un TAEG più basso indica un mutuo più conveniente. È fondamentale verificare che il TAEG proposto sia valido per tutta la durata del mutuo, evitando promozioni limitate ai primi mesi.

6. Approfittare delle agevolazioni fiscali

Le agevolazioni fiscali possono ridurre significativamente il costo del mutuo. Ad esempio:

  • Detrazione IRPEF del 19% sugli interessi passivi, fino a un massimo di 4.000 euro.
  • Bonus Mutui fino a 760 euro per chi acquista un immobile e sottoscrive un mutuo entro 12 mesi.
  • Fondo Mutui Under 36, che offre una garanzia pubblica fino all’80% del mutuo.

Consultare un commercialista o un esperto immobiliare può aiutare a rimanere aggiornati sulle agevolazioni fiscali.

7. Valutare la propria situazione reddituale e debitoria

Gli istituti di credito valutano attentamente la situazione finanziaria del richiedente. È importante avere una buona situazione patrimoniale e non superare il 60% del valore dell’immobile richiesto. Idealmente, le rate del mutuo non dovrebbero superare il 30-35% del reddito mensile.

8. Considerare soluzioni per mutui già accesi

Anche chi ha già un mutuo può trovare condizioni migliori:

  • Surroga del mutuo: Trasferimento del mutuo a un altro istituto senza costi aggiuntivi, ma senza aumentare l’importo del finanziamento.
  • Rinegoziazione: Modifica delle condizioni del mutuo con la propria banca.
  • Sostituzione del mutuo: Estinzione del vecchio mutuo e apertura di uno nuovo con condizioni migliori, che può comportare nuovi costi di perizia e polizza.

Con queste opzioni, è possibile ridurre il tasso d’interesse, modificare l’importo del finanziamento e, in generale, trovare la soluzione più vantaggiosa per le proprie esigenze.

18 luglio, 2024

Tassi medi sui mutui ai minimi da 18 mesi: la parola ad ABI

A giugno, il tasso medio sui nuovi mutui ipotecari per le famiglie è sceso al 3,56%, segnando il valore più basso da dicembre 2022. Anche i tassi sul credito alle imprese hanno registrato una flessione, calando in media al 5,25%.




Incertezza economica e aumento dei depositi

Nonostante il calo dei tassi, l'incertezza economica e geopolitica continua a influenzare le decisioni finanziarie di famiglie e imprese, che preferiscono mantenere una maggiore liquidità nei loro conti correnti. Questo comportamento riflette una combinazione di resilienza e prudenza in un contesto incerto.

Le mosse della BCE

La Banca Centrale Europea (BCE) sembra intenzionata a posticipare ulteriori tagli dei tassi di interesse, probabilmente fino a settembre o dicembre. Questa decisione è influenzata dall'incertezza geopolitica, dalle tensioni internazionali e dalla corsa ai dazi.

Cosa emerge dal report di Abi

Il report dell'Abi evidenzia una "stabilizzazione" nella discesa dei tassi di mercato. Sebbene i tassi sui mutui siano scesi ai livelli più bassi degli ultimi 18 mesi, la tendenza al ribasso sembra essersi arrestata.

Diminuzione della domanda di prestiti

Con il rallentamento della ripresa post-pandemia, la domanda di prestiti continua a diminuire, anche se questo trend negativo sta rallentando. A giugno 2024, i prestiti a imprese e famiglie sono scesi dell'1,7% rispetto a un anno prima.

Raccolta diretta e indiretta in aumento

La raccolta indiretta, ovvero gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, è aumentata di circa 213 miliardi tra maggio 2023 e maggio 2024. Anche la raccolta diretta complessiva è risultata in aumento del 3,0% su base annua a giugno 2024.

Crediti deteriorati in leggero calo

I crediti deteriorati netti sono leggermente diminuiti a maggio 2024, raggiungendo i 30,3 miliardi di euro. Rispetto al loro livello massimo del 2015, sono in calo di 166 miliardi.

Il commento dell’Abi

Secondo Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell'Abi, gli investimenti vengono rinviati in un quadro di incertezza. La tendenza a mantenere maggiore liquidità non investita riguarda anche le imprese e riflette sia una maggiore resilienza sia una maggiore prudenza.

Il report dell'Abi dipinge così un quadro complesso e in evoluzione del mercato dei mutui e del credito. Nonostante i tassi ai minimi da 18 mesi, l'incertezza economica e geopolitica spinge famiglie e imprese a risparmiare, mentre la BCE potrebbe rimandare ulteriori tagli dei tassi.


21 giugno, 2024

IMMOBILE EREDITATO: COSA FARE SE CI SONO ABUSI?

Gli immobili ereditati spesso presentano abusi edilizi o non sono conformi alle normative urbanistiche, un problema diffuso e persistente in Italia. Questo può portare gli eredi a dover affrontare le conseguenze di tali abusi e procedere alla loro sanatoria per evitare sanzioni. Ecco una guida su come gestire un immobile abusivo ereditato.

Quando è abuso edilizio?

Un abuso edilizio si verifica quando un intervento di costruzione o ristrutturazione viene eseguito senza le necessarie autorizzazioni amministrative, compromettendo la sicurezza e la regolarità giuridica. Gli illeciti possono includere:

  • Interventi senza titolo abilitativo: opere realizzate senza concessioni.
  • Interventi in totale difformità: lavori che non rispettano le autorizzazioni rilasciate.
  • Interventi in parziale difformità: abusi minori che rispettano parzialmente il titolo abilitativo.
  • Variazioni essenziali: modifiche significative alle caratteristiche dell’intervento edilizio originale.

Immobile abusivo e successione ereditaria

Un immobile abusivo non può essere venduto o donato legalmente, ma la successione ereditaria non è vietata. Gli eredi, pur non essendo responsabili penalmente per abusi commessi dal defunto, possono trovarsi a dover sanare la situazione. In molti casi, gli eredi scelgono di rinunciare all’eredità per evitare conseguenze amministrative legate agli abusi edilizi.

Cosa fare se si eredita una casa abusiva?

Ereditare una casa abusiva comporta varie problematiche legali e amministrative. La prima azione da intraprendere è comprendere la natura dell'abuso edilizio. Consultare un tecnico qualificato (geometra, architetto o ingegnere) è fondamentale per valutare lo stato dell’immobile e raccogliere tutta la documentazione necessaria, inclusi i titoli abilitativi esistenti e i piani urbanistici del Comune.

Come sanare un abuso edilizio ereditato?

Sanare un abuso edilizio ereditato è responsabilità degli eredi, anche se l’abuso risale a molti anni fa. Le principali procedure sono:

  • Condono edilizio: regolarizza abusi edilizi avvenuti entro una certa data mediante pagamento di un’oblazione.
  • Sanatoria edilizia: prevede la sanatoria dell'abuso entro 90 giorni dall'accertamento, con costi variabili.

Per regolarizzare l’immobile, è essenziale rivolgersi a un professionista che possa eseguire una perizia tecnica e avviare le pratiche necessarie. Una volta accertata la sanabilità dell’abuso, occorre presentare la domanda di sanatoria al Comune con tutta la documentazione richiesta e pagare le sanzioni previste.

Abuso edilizio ereditato: le sanzioni previste

Il Testo Unico sull’Edilizia prevede diverse sanzioni per abuso edilizio, che possono coinvolgere anche gli eredi:

  • Sanzioni pecuniarie:
    • Fino a 10.329 euro per inosservanza di norme e permessi.
    • Da 5.164 a 51.645 euro per lavori eseguiti senza permesso o nonostante l’ordine di sospensione.
    • Da 15.493 a 51.645 euro per lottizzazione abusiva o interventi in zone vincolate.
  • Sanzioni amministrative:
    • Confisca dell’immobile in caso di mancata demolizione.
    • Multa pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile per mancata o difforme segnalazione di inizio lavori, non inferiore a 516 euro.

Ereditare un immobile abusivo può essere complesso, ma con la giusta consulenza e procedendo correttamente, è possibile sanare la situazione e regolarizzare l’immobile. Consultare un avvocato o un notaio esperto in successioni è un passo fondamentale per affrontare queste problematiche in modo sicuro e conforme alla legge.

20 giugno, 2024

RINUNCIARE A UNA CASA EREDITATA?

Ricevere un'eredità è spesso visto come un evento positivo, ma può comportare oneri e responsabilità indesiderate. La legge italiana, fortunatamente, prevede la possibilità di rinunciare a una casa ereditata.

Esaminiamo i motivi per rinunciare, il procedimento legale e le implicazioni della rinuncia.


Motivi per rinunciare a un’eredità

Ci sono diverse ragioni per cui una persona potrebbe scegliere di rinunciare a un’eredità:

  • Debiti dell’eredità: Se il defunto ha lasciato più debiti che beni, accettare l’eredità potrebbe significare dover saldare quei debiti con il proprio patrimonio.
  • Costi di mantenimento: Una casa comporta costi di manutenzione, tasse e spese legali che l’erede potrebbe non voler o non poter sostenere.
  • Litigi familiari: Accettare l’eredità potrebbe intensificare conflitti familiari, specialmente se ci sono più eredi.
  • Considerazioni personali: L’erede potrebbe non avere interesse nel possedere una casa in una determinata località o potrebbe preferire non acquisire ulteriori beni immobili.

Procedura di rinuncia

La rinuncia all’eredità è regolata dal Codice Civile italiano e deve seguire una procedura specifica:

  • Atto Pubblico: La rinuncia deve essere formalizzata con una dichiarazione espressa davanti a un notaio o presso la cancelleria del Tribunale del luogo dove si è aperta la successione (solitamente il luogo dell’ultimo domicilio del defunto).
  • Termini: La rinuncia deve essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione.
  • Forma della dichiarazione: La dichiarazione di rinuncia deve essere scritta e registrata nei registri pubblici, rendendo la rinuncia opponibile a terzi, ovvero effettiva e legalmente riconosciuta.

Effetti della rinuncia all’eredità

Rinunciare a un’eredità comporta diversi effetti legali. Innanzitutto, la rinuncia è retroattiva: significa che la persona rinunciataria viene considerata come se non fosse mai stata erede, e i suoi diritti e obblighi derivanti dall’eredità si estinguono.

Inoltre, la quota ereditaria passa ai successivi eredi legittimi o testamentari. In assenza di questi, l’eredità può passare allo Stato. È importante notare che la rinuncia è irrevocabile: una volta fatta, non può essere ritirata o modificata.

Pertanto, è essenziale valutare attentamente tutte le implicazioni prima di procedere. Il consiglio è di consultare un avvocato o un notaio esperto in successioni, che possa aiutare a navigare il processo della rinuncia di una casa ereditata in modo corretto e sicuro.

22 maggio, 2024

Mercato Immobiliare: Ripresa Prevista per il Secondo Semestre 2024

Secondo la nona edizione del Real Estate DATA HUB, realizzato dai Centri Studi di RE/MAX Italia e Avalon Real Estate in collaborazione con l’Ufficio Studi di 24MAX, il mercato immobiliare italiano dovrebbe riprendersi a partire dal secondo semestre del 2024. Questo rapporto offre un’analisi dettagliata sull’andamento del mercato immobiliare nel 2023 e previsioni per il 2024, con focus sulle città di Roma, Milano, Bologna e Palermo e sulle rispettive regioni. L'analisi copre diversi settori: residenziale e di lusso, logistico, direzionale, commerciale e ricettivo.

Effetti Macroeconomici sul Settore Immobiliare

Negli ultimi due anni, il mercato immobiliare è stato influenzato dall’aumento dei prezzi degli immobili e dei tassi di interesse. "L'incremento dei tassi di interesse e dell’inflazione ha portato a un rialzo dei rendimenti attesi nel 2023, riducendo il numero di transazioni", spiega Paolo Ranieri, partner di Avalon Real Estate. Tuttavia, la prevista riduzione dei tassi di interesse nei prossimi mesi sta iniziando a riattivare il mercato, sbloccando la cautela finora adottata dagli investitori.

Un altro fattore chiave è lo stock di immobili in vendita. Il 2023 ha visto un rallentamento degli investimenti, con una domanda ridotta a causa delle condizioni economiche e una minore offerta che ha sbilanciato il mercato a favore dei venditori. I vari comparti immobiliari hanno reagito in modo diverso al contesto macroeconomico.

Settore Residenziale

Nel 2023, il settore residenziale ha sofferto maggiormente l’impatto dei tassi di interesse, con una riduzione delle compravendite di quasi il 10% rispetto al 2022. Il comparto direzionale è rimasto stabile, mentre il settore retail ha mostrato una crescita simile a quella del 2022. Per il 2024, la prevista riduzione dei tassi da parte della BCE dovrebbe incrementare gradualmente la fiducia degli investitori e aumentare la domanda nella seconda metà dell’anno. Il settore industriale-logistico continuerà a essere un punto di interesse, confermandosi come asset class dominante del 2023.

Analisi del Mercato Residenziale

Secondo il Real Estate DATA HUB, il mercato residenziale nel 2023 ha mostrato dinamismo, con una maggiore attività nella prima metà dell’anno e un rallentamento nei trimestri successivi, coerente con la stagionalità storica. "Queste fluttuazioni non hanno influenzato il riequilibrio della domanda, confermando un trend di consolidamento del mercato", commenta Dario Castiglia, CEO di RE/MAX Italia.

A livello nazionale, l’offerta è aumentata maggiormente in provincia rispetto alle città, con alcune eccezioni nei grandi centri urbani. I trilocali rimangono la tipologia di immobile più ricercata (42,55%), seguiti dai bilocali (23,93%) e quadrilocali (17,74%). I monolocali rappresentano la tipologia meno transata (circa 2%). La Lombardia è la regione trainante, seguita da Veneto e Piemonte nel Nord, Lazio nel Centro, e Puglia e Campania al Sud, con la Sicilia in testa nelle isole.

Mercato Creditizio

Secondo l’Ufficio Studi di 24MAX, il 93,78% dei mutui erogati nel secondo semestre 2023 è stato finalizzato all’acquisto, con il tasso fisso preferito dal 79,66% dei richiedenti. La fascia di età più attiva è quella tra i 35 e i 44 anni (36,3% della domanda). "Il mercato del credito e l’accessibilità ai mutui hanno scoraggiato alcuni venditori", spiega Castiglia, anche AD di 24MAX. Un taglio dei tassi stimolerebbe la domanda verso la fine dell’anno.

Immobiliare Logistico

Nel 2023, il settore logistico ha continuato a mostrare dinamicità nonostante le difficoltà macroeconomiche, trainato dal boom dell’e-commerce e dalla domanda di consegne rapide. Si prevede un ulteriore rafforzamento nel 2024.

Immobiliare Direzionale

Il settore direzionale ha mostrato segni di attivazione nel 2023 grazie a un allentamento dell’atteggiamento prudenziale degli investitori verso location prime e asset di qualità. Le prospettive per il 2024 sono positive, con una maggiore attenzione agli immobili di alta qualità e ai collegamenti infrastrutturali.

Immobiliare Commerciale

Il mercato retail ha visto una riduzione degli investimenti nel 2023, ma si prevede una ripresa grazie alla trasformazione in atto e alla crescita della domanda per immobili di alta qualità in zone centrali.

Immobiliare Ricettivo

Il settore ricettivo mostra segnali di ripresa, con l’offerta turistica italiana che si arricchisce di nuove proposte esperienziali, attirando una clientela esigente anche dall’estero.

20 marzo, 2024

Surroga del Mutuo: quando conviene e come valutarla

La decisione di procedere con la surroga del mutuo è un tema di grande rilevanza per coloro che hanno già sottoscritto un finanziamento ipotecario e desiderano migliorare le condizioni contrattuali.

Ma come valutare se questa opzione è davvero vantaggiosa?


Cosa è la Surroga del Mutuo e Quando è Possibile

La surroga del mutuo, anche nota come portabilità del mutuo, è stata introdotta nel 2007 con la Legge Bersani. Consente ai titolari di trasferire un mutuo già esistente da una banca a un'altra, mantenendo le stesse condizioni contrattuali.

La surroga è una scelta da considerare attentamente, poiché offre diversi vantaggi rispetto ad altre opzioni legate al mutuo. Questi includono:

  • Assenza di costi aggiuntivi: non sono richiesti esborsi per attivazione, perizia, assicurazione o accertamenti catastali.
  • Assenza di penali: la banca di origine non può imporre penali o costi aggiuntivi per il trasferimento del finanziamento.

Tuttavia, la surroga del mutuo non è sempre la scelta migliore in ogni circostanza.

Quando Conviene la Surroga del Mutuo

La surroga è generalmente conveniente per coloro che hanno tassi d'interesse più elevati rispetto a quelli attualmente disponibili sul mercato. È particolarmente vantaggiosa quando i tassi d'interesse sono in discesa.

Tuttavia, ci sono diverse considerazioni da tenere in considerazione:

  • La durata del mutuo residuo: è importante valutare se la surroga è conveniente in base alla durata rimanente del finanziamento.
  • La situazione reddituale stabile del richiedente: la capacità di pagare le rate del mutuo influisce sulla possibilità di ottenere la surroga.
  • La valutazione dell'immobile: il valore dell'immobile deve essere sufficiente a garantire il finanziamento.

Come Calcolare se Conviene la Surroga

Per calcolare se la surroga è conveniente, è necessario confrontare le condizioni del mutuo esistente con quelle offerte dal nuovo istituto di credito. Questo può essere fatto online attraverso strumenti appositi.

Per i mutui a tasso fisso, il calcolo è relativamente semplice. Tuttavia, per i mutui a tasso variabile, è necessario considerare l'andamento dei tassi d'interesse nel tempo.

Servizi Bancari Offerti con la Surroga

Oltre alle condizioni finanziarie, è importante valutare anche i servizi offerti dalla nuova banca. Questi possono includere la possibilità di saltare rate, la gestione flessibile delle rate e la possibilità di rinegoziare il mutuo.

Quando non Conviene la Surroga del Mutuo

La surroga del mutuo potrebbe non essere conveniente se si desidera rimanere con la stessa banca, se mancano poche rate alla chiusura del mutuo o se l'andamento dei tassi d'interesse non è favorevole.

Quanto si Risparmia con la Surroga del Mutuo

Il risparmio ottenuto tramite la surroga dipende dal tipo di tasso sottoscritto, dall'importo del finanziamento e dalla sua durata. In generale, maggiore è il tasso d'interesse iniziale e maggiore è il risparmio potenziale.

Quante Volte si può Fare la Surroga del Mutuo

Non vi sono limiti alla surroga del mutuo a livello normativo, ma nella pratica è difficile ottenere la surroga più di una o due volte durante la durata del finanziamento.

Come è facile capire, quindi, la surroga del mutuo è un'opzione da considerare attentamente, valutando tutti i fattori coinvolti e confrontando le condizioni offerte dal nuovo istituto di credito con quelle del mutuo esistente.

22 febbraio, 2024

Classe Energetica B: Comfort e Efficienza al Centro dell'Abitare


L'acquisto di una casa in classe energetica B offre una serie di vantaggi legati all'efficienza energetica e al comfort abitativo. Situandosi tra le soluzioni più efficienti (classe A) e quelle meno performanti, le abitazioni in classe B rappresentano un equilibrio ottimale tra consumi energetici contenuti e una gestione sostenibile delle risorse. Esaminando più da vicino le caratteristiche di queste case, è possibile apprezzare il loro contributo a un bilancio energetico più equilibrato.


Cos'è la classe energetica B?

La classe energetica B indica un livello di efficienza energetica che si colloca tra i 31 e i 50 kWh di energia utilizzata per metro quadrato all'anno per le operazioni di riscaldamento, raffreddamento, ventilazione e produzione di acqua calda sanitaria. Questo si traduce in un consumo moderato di risorse, garantendo un buon bilancio energetico complessivo.

A differenza di una casa in classe C, che consuma tra 51 e 70 kWh/mq/anno, e di una casa in classe G, con un consumo superiore ai 160 kWh/mq/anno, le abitazioni in classe B offrono prestazioni energetiche di alto livello, pur senza raggiungere l'avanzata complessità tecnica delle case di classe A.

Come arrivarci? Per portare una casa alla classe energetica B, è possibile adottare una serie di interventi mirati, che variano a seconda della classe energetica di partenza dell'edificio. Partendo da una categoria più vicina alla classe B, come la classe C, gli interventi necessari potrebbero essere meno invasivi rispetto a quelli richiesti partendo da una classe più bassa come la G.

Tra gli interventi possibili ci sono il miglioramento dell'isolamento termico delle pareti e del tetto, la sostituzione dei sistemi di riscaldamento con soluzioni più efficienti, l'utilizzo di lampadine a LED a basso consumo e la sostituzione delle finestre con infissi a bassa emissività.

Quali case non si potranno vendere? Secondo la Direttiva Case Green approvata dal Parlamento Europeo, entro il 2030 gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E, e entro il 2033 la classe D. Gli interventi per migliorare le prestazioni energetiche dovranno essere eseguiti al momento della vendita dell'immobile o durante la ristrutturazione dell'edificio, come indicato dalla direttiva.

Mutuo intestato a persona diversa dal proprietario: tutto ciò che c’è da sapere

Quando si tratta di acquistare un immobile, capita spesso di chiedersi se il mutuo possa essere intestato a una persona diversa dal proprie...