23 luglio, 2024

Cosa paga chi vende una casa? Tutti i costi e le tasse

Una delle domande più frequenti da parte dei proprietari che intendono vendere la loro abitazione è: "Quali costi deve sostenere chi vende una casa?" Di solito, non ci sono imposte obbligatorie per il proprietario sulla vendita dell'immobile, salvo alcune eccezioni, come nel caso di eredità o transazioni che generano plusvalenze. Inoltre, se il venditore è un'impresa e la vendita è soggetta a IVA, l’imposta di registro, catastale e ipotecaria è fissa a 200 euro ciascuna, con IVA al 10% o al 22% per immobili di lusso (ridotta al 4% per la prima casa). 


Infine, se la vendita è mediata da un’agenzia immobiliare, il venditore deve pagare una provvigione concordata.

Quanto Costa Vendere Casa: Le Spese Preliminari

Costi Estetici e Pubblicitari: Migliorare l’aspetto della casa può aumentarne il valore e attrarre potenziali acquirenti. Questi costi possono includere ritocchi estetici, fotografie, video e volantini pubblicitari. Se ci si affida a un’agenzia immobiliare, questi costi sono generalmente a carico dell'agenzia stessa.

Relazione Tecnica di Compravendita: Verificare la conformità urbanistica, la regolarità catastale e l’agibilità dell’immobile sono passaggi cruciali. Questi costi possono includere la realizzazione dell’attestato di prestazione energetica (APE), obbligatorio per la vendita e redatto da un'azienda specializzata.

Chi Paga il Notaio?

Secondo l’articolo 1475 del Codice Civile, le spese notarili per il contratto di vendita sono a carico dell’acquirente. Se il venditore è un privato, le imposte catastali e ipotecarie sono di 50 euro ciascuna, mentre l’imposta di registro è del 9% del valore catastale dell’immobile, con un minimo di 1000 euro. Se il venditore è un’impresa e la vendita è soggetta a IVA, le imposte fisse sono di 200 euro ciascuna con IVA al 10% o al 22% per abitazioni di lusso. È possibile derogare queste regole inserendo una clausola nel contratto che preveda la divisione equa delle spese tra acquirente e venditore.

La Provvigione dell’Agenzia Immobiliare

La provvigione dell'agenzia immobiliare varia in base al mercato e al prezzo dell’immobile. Generalmente, questa percentuale si basa sul prezzo finale di vendita e può essere concordata in anticipo con l’agenzia. Rivolgersi a professionisti qualificati può facilitare la vendita in tempi brevi, evitando la svalutazione dell’immobile.

Le Tasse per Chi Vende una Casa Ereditata

Chi vende una casa ereditata deve prima pagare le imposte di successione, calcolate nella dichiarazione di successione con percentuali variabili tra il 4% e l’8% in base al grado di parentela con il defunto. Inoltre, è necessario pagare l’imposta catastale (1% del valore dell’immobile) e l’imposta ipotecaria (2%), con un importo fisso di 200 euro. Anche in caso di donazione, si applicano gli stessi costi, eventualmente accompagnati da una polizza assicurativa per la sicurezza della donazione.

Tasse sulla Vendita di una Casa

Se la casa viene venduta dopo 5 anni dall’acquisto, il proprietario non deve pagare l’IRPEF sulla plusvalenza. Se invece la vendita avviene entro i 5 anni, l’IRPEF è dovuta con aliquote che variano dal 23% al 43%, o l’imposta sostitutiva del 26%, raccolta dal notaio. Le agevolazioni fiscali ottenute devono essere restituite, inclusi gli interessi.

Vendita della Prima Casa

Chi vende la prima casa dopo 5 anni dall’acquisto è esente dal pagamento delle tasse sulla plusvalenza. Se la vendita avviene prima dei 5 anni, l’IRPEF è dovuta se la vendita genera una plusvalenza.

Vendita della Seconda Casa

Per la vendita della seconda casa, se questa è stata acquistata da oltre 5 anni, non ci sono tasse sulla plusvalenza. Se l’acquisto è avvenuto da meno di 5 anni, la plusvalenza è soggetta a tassazione, inserita tra i “redditi diversi” con un’imposta sostitutiva del 26%.

Domande Frequenti

Chi vende casa deve fare il 730? No, l’importo ottenuto dalla vendita non va dichiarato nel 730. Le imposte sulla plusvalenza devono essere pagate direttamente al notaio.

Vendere una casa implica una serie di costi e considerazioni fiscali. È importante essere ben informati e, se necessario, consultare un professionista per gestire al meglio tutte le procedure e le spese correlate.

22 luglio, 2024

Mutui: come scegliere il più conveniente?

Come scegliere il mutuo più conveniente per l’acquisto della prima casa o una seconda abitazione?

Quando si decide di comprare casa, trovare la miglior offerta e il tasso più vantaggioso può sembrare un’impresa ardua. Tuttavia, ci sono diversi fattori da considerare che possono semplificare questa decisione cruciale. 

Ecco alcuni consigli pratici per identificare il mutuo ideale.

1. Confrontare le offerte di più banche

Il primo passo è esplorare le proposte di diverse banche per identificare il finanziamento che meglio si adatta alle proprie esigenze. È possibile anche utilizzare strumenti online gratuiti per trovare il mutuo migliore.

2. Considerare tutti i fattori, non solo il tasso d’interesse

Molti commettono l’errore di valutare un mutuo esclusivamente dal tasso d’interesse. In realtà, ci sono molti altri elementi da considerare, come lo spread e le eventuali polizze assicurative. Una guida passo per passo può essere molto utile in questo processo.

3. Scegliere il tipo di tasso più adatto

  • Tasso fisso: Ideale per chi preferisce rate costanti nel tempo. È particolarmente conveniente quando i tassi d’interesse sono in aumento.
  • Tasso variabile: Adatto a chi è disposto a gestire le fluttuazioni delle rate. Può essere vantaggioso quando i tassi sono in discesa.

Esistono anche soluzioni miste, come il mutuo variabile con cap, che limita la rata a un massimo stabilito, ma solitamente con uno spread più alto.

4. Valutare lo spread

Lo spread è la differenza tra il tasso di riferimento del mercato interbancario e il tasso d’interesse proposto al cliente. Più basso è lo spread, minore sarà l’interesse totale da pagare. I mutui con spread elevato sono più costosi, specialmente quelli a tasso variabile o variabile con cap, poiché comportano maggiori rischi per la banca.

5. Analizzare il TAEG

Il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) indica il costo totale del mutuo, comprensivo degli interessi, delle spese di istruttoria, delle polizze assicurative e delle spese di incasso delle rate. Un TAEG più basso indica un mutuo più conveniente. È fondamentale verificare che il TAEG proposto sia valido per tutta la durata del mutuo, evitando promozioni limitate ai primi mesi.

6. Approfittare delle agevolazioni fiscali

Le agevolazioni fiscali possono ridurre significativamente il costo del mutuo. Ad esempio:

  • Detrazione IRPEF del 19% sugli interessi passivi, fino a un massimo di 4.000 euro.
  • Bonus Mutui fino a 760 euro per chi acquista un immobile e sottoscrive un mutuo entro 12 mesi.
  • Fondo Mutui Under 36, che offre una garanzia pubblica fino all’80% del mutuo.

Consultare un commercialista o un esperto immobiliare può aiutare a rimanere aggiornati sulle agevolazioni fiscali.

7. Valutare la propria situazione reddituale e debitoria

Gli istituti di credito valutano attentamente la situazione finanziaria del richiedente. È importante avere una buona situazione patrimoniale e non superare il 60% del valore dell’immobile richiesto. Idealmente, le rate del mutuo non dovrebbero superare il 30-35% del reddito mensile.

8. Considerare soluzioni per mutui già accesi

Anche chi ha già un mutuo può trovare condizioni migliori:

  • Surroga del mutuo: Trasferimento del mutuo a un altro istituto senza costi aggiuntivi, ma senza aumentare l’importo del finanziamento.
  • Rinegoziazione: Modifica delle condizioni del mutuo con la propria banca.
  • Sostituzione del mutuo: Estinzione del vecchio mutuo e apertura di uno nuovo con condizioni migliori, che può comportare nuovi costi di perizia e polizza.

Con queste opzioni, è possibile ridurre il tasso d’interesse, modificare l’importo del finanziamento e, in generale, trovare la soluzione più vantaggiosa per le proprie esigenze.

19 luglio, 2024

Decreto Salva-Casa: tutte le novità approvate alla Camera

Il decreto salva-casa, recentemente esaminato dalla Commissione Ambiente della Camera, ha ottenuto il via libera con diversi emendamenti approvati. Durante la discussione generale, è probabile che il governo ponga la questione di fiducia. Il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha dichiarato: "Una bella vittoria della Lega, una promessa mantenuta. È passato in Commissione Ambiente alla Camera l'emendamento al decreto salva-casa che supera una legge in vigore dal 1975 e riabilita finalmente tante proprietà. Questa misura rimette sul mercato numerosi appartamenti, andando incontro alle necessità di studenti e lavoratori, specialmente nelle grandi città".

Vediamo in dettaglio le principali modifiche introdotte dal decreto.

Autorizzazione per vetrate panoramiche Uno degli emendamenti approvati prevede che non sia più necessario richiedere autorizzazioni per installare vetrate panoramiche nei porticati o pergotende. Queste nuove categorie di interventi in edilizia libera permettono la realizzazione di vetrate panoramiche amovibili e totalmente trasparenti (note come "VEPA") e l'installazione di tende bioclimatiche, contribuendo a migliorare la vivibilità degli spazi abitativi.

Sottotetti trasformabili in abitazioni Un altro emendamento, riformulato dalla Lega, consente il recupero dei sottotetti per uso abitativo. Questo intervento mira a incrementare l'offerta di alloggi senza consumare nuovo suolo, rispettando le leggi regionali e i limiti di distanza vigenti al momento della costruzione dell'edificio.

Aumento della superficie per immobili sotto i 60 mq Gli immobili di dimensioni inferiori a 60 metri quadri potranno avere una superficie fino a circa 3,5 metri quadri in più rispetto a quanto stabilito dal titolo abitativo, con un margine di tolleranza del 6%. Questa modifica amplia i margini di tollerabilità previsti inizialmente per gli immobili fino a 100 metri quadri.

Norme sull'abitabilità dei microappartamenti L'abitabilità dei microappartamenti è stata rivista, confermando i requisiti già previsti: altezza minima interna di 2,40 metri e una superficie minima di 20 metri quadri per monolocali destinati a una persona, e di 28 metri quadri per due persone. Questi requisiti sono necessari sia per ottenere l'agibilità che per l'assenso dell'amministrazione competente.

Cambio di destinazione d'uso Il decreto consente il cambio di destinazione d'uso della singola unità immobiliare, con o senza opere, all'interno della stessa categoria funzionale, rispettando la normativa di settore. Per le unità al piano terra o seminterrato, il passaggio alla destinazione residenziale è disciplinato dalla legislazione regionale.

Sanatoria delle difformità in zone vincolate Le difformità degli immobili sono sanabili anche nelle zone con vincoli paesaggistici. Questa sanatoria amplia le possibilità di regolarizzazione per numerosi immobili.

Norme sugli immobili del Vajont L'emendamento della Lega riguardante il Vajont prevede che il certificato di collaudo o di regolare esecuzione sostituisca, a tutti gli effetti, il certificato di abitabilità o di agibilità, purché le opere siano conformi alla disciplina edilizia e urbanistica vigente.

Manca il decreto Salva Milano Non sono state introdotte norme specifiche per Milano nel decreto salva-casa. Tuttavia, si prevede che le misure 'salva-Milano' possano essere incluse nel prossimo decreto infrastrutture, che sarà esaminato a breve dalla Commissione.

Il decreto salva-casa rappresenta un importante passo avanti per il mercato immobiliare, facilitando la regolarizzazione di molte proprietà e migliorando l'offerta abitativa, specialmente nelle grandi città.

18 luglio, 2024

Tassi medi sui mutui ai minimi da 18 mesi: la parola ad ABI

A giugno, il tasso medio sui nuovi mutui ipotecari per le famiglie è sceso al 3,56%, segnando il valore più basso da dicembre 2022. Anche i tassi sul credito alle imprese hanno registrato una flessione, calando in media al 5,25%.




Incertezza economica e aumento dei depositi

Nonostante il calo dei tassi, l'incertezza economica e geopolitica continua a influenzare le decisioni finanziarie di famiglie e imprese, che preferiscono mantenere una maggiore liquidità nei loro conti correnti. Questo comportamento riflette una combinazione di resilienza e prudenza in un contesto incerto.

Le mosse della BCE

La Banca Centrale Europea (BCE) sembra intenzionata a posticipare ulteriori tagli dei tassi di interesse, probabilmente fino a settembre o dicembre. Questa decisione è influenzata dall'incertezza geopolitica, dalle tensioni internazionali e dalla corsa ai dazi.

Cosa emerge dal report di Abi

Il report dell'Abi evidenzia una "stabilizzazione" nella discesa dei tassi di mercato. Sebbene i tassi sui mutui siano scesi ai livelli più bassi degli ultimi 18 mesi, la tendenza al ribasso sembra essersi arrestata.

Diminuzione della domanda di prestiti

Con il rallentamento della ripresa post-pandemia, la domanda di prestiti continua a diminuire, anche se questo trend negativo sta rallentando. A giugno 2024, i prestiti a imprese e famiglie sono scesi dell'1,7% rispetto a un anno prima.

Raccolta diretta e indiretta in aumento

La raccolta indiretta, ovvero gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, è aumentata di circa 213 miliardi tra maggio 2023 e maggio 2024. Anche la raccolta diretta complessiva è risultata in aumento del 3,0% su base annua a giugno 2024.

Crediti deteriorati in leggero calo

I crediti deteriorati netti sono leggermente diminuiti a maggio 2024, raggiungendo i 30,3 miliardi di euro. Rispetto al loro livello massimo del 2015, sono in calo di 166 miliardi.

Il commento dell’Abi

Secondo Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell'Abi, gli investimenti vengono rinviati in un quadro di incertezza. La tendenza a mantenere maggiore liquidità non investita riguarda anche le imprese e riflette sia una maggiore resilienza sia una maggiore prudenza.

Il report dell'Abi dipinge così un quadro complesso e in evoluzione del mercato dei mutui e del credito. Nonostante i tassi ai minimi da 18 mesi, l'incertezza economica e geopolitica spinge famiglie e imprese a risparmiare, mentre la BCE potrebbe rimandare ulteriori tagli dei tassi.


24 giugno, 2024

COME DENUNCIARE UN FURTO IN CASA

Con l'arrivo dell'estate non sono solo le temperature a crescere e nemmeno la voglia di vacanza. Proprio legata all'assenza più o meno prolungata dalla propria abitazione, cresce (purtroppo) anche l'incidenza dei furti. Dimenticando per un attimo tutte le precauzioni da mettere in atto quando si lascia la propria abitazione, è necessario ammettere che si tratta di un evento tutt'altro che remoto e che, quando si verifica, non è così semplice da affrontare. Denunciare un furto in casa è una preoccupazione comprensibile per chiunque si trovi con l’appartamento devastato dai ladri. Oltre al dolore di vedere i propri spazi violati e di aver perso oggetti preziosi, c'è anche lo stress delle pratiche burocratiche. 

Vediamo come agire in modo tempestivo ed efficace.

Cosa fare quando ti rubano in casa?

Purtroppo, molte famiglie si trovano ad affrontare il furto in casa. Che si tratti di un rientro dal lavoro o di ritorno da una vacanza, scoprire la propria abitazione a soqquadro è traumatico. Ecco i passi da seguire:

  • Valutare la situazione: Cerca di capire come i ladri siano entrati (porta scassinata, vetro infranto, terrazzo) e quali oggetti siano stati sottratti.
  • Non modificare gli ambienti: È importante non alterare la scena per non compromettere eventuali prove.
  • Chiedere ai vicini: Chiedi se hanno notato movimenti o rumori sospetti.
  • Denunciare il furto.

I passi per denunciare un furto in casa

La denuncia è essenziale sia per avviare le indagini che per ottenere eventuali risarcimenti assicurativi. Ecco i passaggi da seguire:

Cosa fare prima della denuncia
  1. Contattare le forze dell'ordine: Se la casa è sicura, chiama le forze dell'ordine per farle intervenire. Non alterare la scena del crimine.
  2. Raccogliere informazioni: Annota i danni, gli oggetti sottratti, i possibili punti d’accesso e eventuali testimoni.
Quanto tempo ho per denunciare un furto in casa

Per denunciare un furto in appartamento, hai tre mesi di tempo a partire dal momento in cui scopri il furto, secondo l’articolo 624-bis del Codice Penale. Nei casi di procedibilità d’ufficio, non vi sono limiti temporali.

Cosa fare dopo che ti hanno rubato in casa?

Una volta presentata la denuncia, puoi:

  • Riorganizzare gli spazi: Sistema gli ambienti, raccogliendo gli oggetti lasciati dai ladri.
  • Riparare i danni: Contatta un fabbro per riparare porte o finestre danneggiate.
  • Aggiornare la denuncia: Se noti altri beni mancanti, informa le autorità.
  • Consultare l'assicurazione: Presenta la copia della denuncia per ottenere il risarcimento.

Dettagli della denuncia

In sede di denuncia verranno registrati:

  • Dati anagrafici: Informazioni personali di chi denuncia.
  • Ubicazione dell'immobile: Indirizzo della casa colpita.
  • Descrizione dei fatti: Dettagli sul furto e la lista dei beni sottratti.

Se non ti senti sicuro o lucido per procedere, puoi avvalerti dell’aiuto di un avvocato.

Denunciare un furto in casa è un processo che richiede attenzione e precisione. Agire tempestivamente e con consapevolezza può facilitare le indagini e aumentare le possibilità di recuperare i beni sottratti, se non di acciuffare i responsabili (ma questa è una preoccupazione secondaria). Inoltre, assicurarsi che l'abitazione sia sicura e valutare l'installazione di sistemi di sicurezza può prevenire futuri furti.

21 giugno, 2024

IMMOBILE EREDITATO: COSA FARE SE CI SONO ABUSI?

Gli immobili ereditati spesso presentano abusi edilizi o non sono conformi alle normative urbanistiche, un problema diffuso e persistente in Italia. Questo può portare gli eredi a dover affrontare le conseguenze di tali abusi e procedere alla loro sanatoria per evitare sanzioni. Ecco una guida su come gestire un immobile abusivo ereditato.

Quando è abuso edilizio?

Un abuso edilizio si verifica quando un intervento di costruzione o ristrutturazione viene eseguito senza le necessarie autorizzazioni amministrative, compromettendo la sicurezza e la regolarità giuridica. Gli illeciti possono includere:

  • Interventi senza titolo abilitativo: opere realizzate senza concessioni.
  • Interventi in totale difformità: lavori che non rispettano le autorizzazioni rilasciate.
  • Interventi in parziale difformità: abusi minori che rispettano parzialmente il titolo abilitativo.
  • Variazioni essenziali: modifiche significative alle caratteristiche dell’intervento edilizio originale.

Immobile abusivo e successione ereditaria

Un immobile abusivo non può essere venduto o donato legalmente, ma la successione ereditaria non è vietata. Gli eredi, pur non essendo responsabili penalmente per abusi commessi dal defunto, possono trovarsi a dover sanare la situazione. In molti casi, gli eredi scelgono di rinunciare all’eredità per evitare conseguenze amministrative legate agli abusi edilizi.

Cosa fare se si eredita una casa abusiva?

Ereditare una casa abusiva comporta varie problematiche legali e amministrative. La prima azione da intraprendere è comprendere la natura dell'abuso edilizio. Consultare un tecnico qualificato (geometra, architetto o ingegnere) è fondamentale per valutare lo stato dell’immobile e raccogliere tutta la documentazione necessaria, inclusi i titoli abilitativi esistenti e i piani urbanistici del Comune.

Come sanare un abuso edilizio ereditato?

Sanare un abuso edilizio ereditato è responsabilità degli eredi, anche se l’abuso risale a molti anni fa. Le principali procedure sono:

  • Condono edilizio: regolarizza abusi edilizi avvenuti entro una certa data mediante pagamento di un’oblazione.
  • Sanatoria edilizia: prevede la sanatoria dell'abuso entro 90 giorni dall'accertamento, con costi variabili.

Per regolarizzare l’immobile, è essenziale rivolgersi a un professionista che possa eseguire una perizia tecnica e avviare le pratiche necessarie. Una volta accertata la sanabilità dell’abuso, occorre presentare la domanda di sanatoria al Comune con tutta la documentazione richiesta e pagare le sanzioni previste.

Abuso edilizio ereditato: le sanzioni previste

Il Testo Unico sull’Edilizia prevede diverse sanzioni per abuso edilizio, che possono coinvolgere anche gli eredi:

  • Sanzioni pecuniarie:
    • Fino a 10.329 euro per inosservanza di norme e permessi.
    • Da 5.164 a 51.645 euro per lavori eseguiti senza permesso o nonostante l’ordine di sospensione.
    • Da 15.493 a 51.645 euro per lottizzazione abusiva o interventi in zone vincolate.
  • Sanzioni amministrative:
    • Confisca dell’immobile in caso di mancata demolizione.
    • Multa pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile per mancata o difforme segnalazione di inizio lavori, non inferiore a 516 euro.

Ereditare un immobile abusivo può essere complesso, ma con la giusta consulenza e procedendo correttamente, è possibile sanare la situazione e regolarizzare l’immobile. Consultare un avvocato o un notaio esperto in successioni è un passo fondamentale per affrontare queste problematiche in modo sicuro e conforme alla legge.

20 giugno, 2024

RINUNCIARE A UNA CASA EREDITATA?

Ricevere un'eredità è spesso visto come un evento positivo, ma può comportare oneri e responsabilità indesiderate. La legge italiana, fortunatamente, prevede la possibilità di rinunciare a una casa ereditata.

Esaminiamo i motivi per rinunciare, il procedimento legale e le implicazioni della rinuncia.


Motivi per rinunciare a un’eredità

Ci sono diverse ragioni per cui una persona potrebbe scegliere di rinunciare a un’eredità:

  • Debiti dell’eredità: Se il defunto ha lasciato più debiti che beni, accettare l’eredità potrebbe significare dover saldare quei debiti con il proprio patrimonio.
  • Costi di mantenimento: Una casa comporta costi di manutenzione, tasse e spese legali che l’erede potrebbe non voler o non poter sostenere.
  • Litigi familiari: Accettare l’eredità potrebbe intensificare conflitti familiari, specialmente se ci sono più eredi.
  • Considerazioni personali: L’erede potrebbe non avere interesse nel possedere una casa in una determinata località o potrebbe preferire non acquisire ulteriori beni immobili.

Procedura di rinuncia

La rinuncia all’eredità è regolata dal Codice Civile italiano e deve seguire una procedura specifica:

  • Atto Pubblico: La rinuncia deve essere formalizzata con una dichiarazione espressa davanti a un notaio o presso la cancelleria del Tribunale del luogo dove si è aperta la successione (solitamente il luogo dell’ultimo domicilio del defunto).
  • Termini: La rinuncia deve essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione.
  • Forma della dichiarazione: La dichiarazione di rinuncia deve essere scritta e registrata nei registri pubblici, rendendo la rinuncia opponibile a terzi, ovvero effettiva e legalmente riconosciuta.

Effetti della rinuncia all’eredità

Rinunciare a un’eredità comporta diversi effetti legali. Innanzitutto, la rinuncia è retroattiva: significa che la persona rinunciataria viene considerata come se non fosse mai stata erede, e i suoi diritti e obblighi derivanti dall’eredità si estinguono.

Inoltre, la quota ereditaria passa ai successivi eredi legittimi o testamentari. In assenza di questi, l’eredità può passare allo Stato. È importante notare che la rinuncia è irrevocabile: una volta fatta, non può essere ritirata o modificata.

Pertanto, è essenziale valutare attentamente tutte le implicazioni prima di procedere. Il consiglio è di consultare un avvocato o un notaio esperto in successioni, che possa aiutare a navigare il processo della rinuncia di una casa ereditata in modo corretto e sicuro.

23 maggio, 2024

Debiti del condomino moroso: chi li paga?

Nel vivere in un condominio, non è raro scoprire durante un'assemblea che un vicino non ha pagato le spese dovute. Ma chi deve farsi carico di questi debiti? In generale, un condòmino è considerato moroso quando non paga la sua quota per le spese ordinarie o straordinarie di manutenzione dell'immobile. La morosità si manifesta alla scadenza dei termini di pagamento, che sono di norma immediati per le residenze condominiali, a meno che non sia specificato diversamente.

Prevenire la Morosità

Per evitare situazioni spiacevoli con condòmini che non pagano, è utile consultare la Banca Dati della Morosità Immobiliare prima di vendere o affittare un appartamento a terzi.

Cosa Significa Essere Moroso

Un condòmino è moroso quando non paga le spese condominiali, che comprendono:

  • La gestione delle parti comuni, come portineria, pulizia delle scale, ascensore e illuminazione comune.
  • Le forniture comuni, come il riscaldamento centralizzato o l'acqua, con costi divisi in millesimi.
  • Le spese straordinarie o di riparazione approvate dall'assemblea condominiale.

La morosità può scattare per il mancato pagamento anche di una singola quota entro i termini stabiliti.

Termini di Pagamento delle Spese Condominiali

Solitamente, non ci sono scadenze specifiche per il pagamento delle spese condominiali. Pertanto:

  • Secondo l'articolo 1183 del Codice Civile, in assenza di una data precisa, il pagamento può essere richiesto immediatamente.
  • È prassi comune richiedere il pagamento delle spese il primo giorno feriale del mese di riferimento.

Termini diversi possono essere fissati, purché comunicati per iscritto al momento della richiesta di pagamento.

Chi Paga i Debiti del Condòmino Moroso?

Secondo la Legge 220 del 2012, che modifica l'articolo 63 delle disposizioni attuative del Codice Civile, esiste un vincolo di solidarietà tra i condomini. Questo significa che i creditori possono rivolgersi agli altri condòmini per recuperare i debiti non pagati, anche se questi ultimi sono in regola con le proprie quote. Successivamente, i condòmini che hanno pagato possono rivalersi sul moroso. Tuttavia, il creditore deve dimostrare di aver tentato di recuperare il debito dal condòmino moroso con "ragionevole sforzo" prima di rivolgersi agli altri.

Proprietario o Inquilino: Chi È Responsabile?

La situazione si complica se il moroso non è il proprietario dell’appartamento, ma l’inquilino. Secondo l'articolo 1576 del Codice Civile e la Legge 392 del 1978, salvo accordi diversi, l’inquilino paga le spese ordinarie e il proprietario quelle straordinarie. Se l’inquilino non paga, il proprietario è responsabile verso il condominio. Il proprietario potrà poi rivalersi sull’inquilino per ottenere il rimborso o, in caso di mancato pagamento, avviare la procedura di sfratto per morosità.

Procedure in Caso di Condòmino Moroso

L’amministratore di condominio deve attivarsi per recuperare i debiti:

  • Lettera di sollecito: Esorta il condòmino a pagare.
  • Lettera di diffida: Intima il pagamento delle somme dovute, con minaccia di azioni legali.

Se il debito non viene saldato entro sei mesi dalla chiusura del bilancio, l’amministratore può richiedere un decreto ingiuntivo, senza necessità di autorizzazione dall'assemblea condominiale. Con il decreto, l’amministratore può:

  • Sospendere i servizi comuni non essenziali.
  • Comunicare ai creditori il nome del moroso per il recupero dei crediti, rispettando la privacy.

Mancato Intervento dell’Amministratore

Se l’amministratore non interviene, l'assemblea condominiale può:

  • Revocare l’incarico all’amministratore.
  • Chiedere un risarcimento per i danni subiti, tramite un processo civile.

Conseguenze per il Condòmino Moroso

Il condòmino moroso rischia:

  • Pignoramento mobiliare: Confisca dei beni mobili.
  • Pignoramento immobiliare: Messa all’asta dell’appartamento.
  • Sospensione dei servizi comuni.

Prescrizione dei Debiti Condominiali

Secondo l’articolo 2948 del Codice Civile:

  • Le spese ordinarie si prescrivono in cinque anni.
  • Le spese straordinarie in dieci anni.

Per ulteriori dettagli, è consigliabile consultare un professionista o un avvocato di fiducia.

22 maggio, 2024

Mercato Immobiliare: Ripresa Prevista per il Secondo Semestre 2024

Secondo la nona edizione del Real Estate DATA HUB, realizzato dai Centri Studi di RE/MAX Italia e Avalon Real Estate in collaborazione con l’Ufficio Studi di 24MAX, il mercato immobiliare italiano dovrebbe riprendersi a partire dal secondo semestre del 2024. Questo rapporto offre un’analisi dettagliata sull’andamento del mercato immobiliare nel 2023 e previsioni per il 2024, con focus sulle città di Roma, Milano, Bologna e Palermo e sulle rispettive regioni. L'analisi copre diversi settori: residenziale e di lusso, logistico, direzionale, commerciale e ricettivo.

Effetti Macroeconomici sul Settore Immobiliare

Negli ultimi due anni, il mercato immobiliare è stato influenzato dall’aumento dei prezzi degli immobili e dei tassi di interesse. "L'incremento dei tassi di interesse e dell’inflazione ha portato a un rialzo dei rendimenti attesi nel 2023, riducendo il numero di transazioni", spiega Paolo Ranieri, partner di Avalon Real Estate. Tuttavia, la prevista riduzione dei tassi di interesse nei prossimi mesi sta iniziando a riattivare il mercato, sbloccando la cautela finora adottata dagli investitori.

Un altro fattore chiave è lo stock di immobili in vendita. Il 2023 ha visto un rallentamento degli investimenti, con una domanda ridotta a causa delle condizioni economiche e una minore offerta che ha sbilanciato il mercato a favore dei venditori. I vari comparti immobiliari hanno reagito in modo diverso al contesto macroeconomico.

Settore Residenziale

Nel 2023, il settore residenziale ha sofferto maggiormente l’impatto dei tassi di interesse, con una riduzione delle compravendite di quasi il 10% rispetto al 2022. Il comparto direzionale è rimasto stabile, mentre il settore retail ha mostrato una crescita simile a quella del 2022. Per il 2024, la prevista riduzione dei tassi da parte della BCE dovrebbe incrementare gradualmente la fiducia degli investitori e aumentare la domanda nella seconda metà dell’anno. Il settore industriale-logistico continuerà a essere un punto di interesse, confermandosi come asset class dominante del 2023.

Analisi del Mercato Residenziale

Secondo il Real Estate DATA HUB, il mercato residenziale nel 2023 ha mostrato dinamismo, con una maggiore attività nella prima metà dell’anno e un rallentamento nei trimestri successivi, coerente con la stagionalità storica. "Queste fluttuazioni non hanno influenzato il riequilibrio della domanda, confermando un trend di consolidamento del mercato", commenta Dario Castiglia, CEO di RE/MAX Italia.

A livello nazionale, l’offerta è aumentata maggiormente in provincia rispetto alle città, con alcune eccezioni nei grandi centri urbani. I trilocali rimangono la tipologia di immobile più ricercata (42,55%), seguiti dai bilocali (23,93%) e quadrilocali (17,74%). I monolocali rappresentano la tipologia meno transata (circa 2%). La Lombardia è la regione trainante, seguita da Veneto e Piemonte nel Nord, Lazio nel Centro, e Puglia e Campania al Sud, con la Sicilia in testa nelle isole.

Mercato Creditizio

Secondo l’Ufficio Studi di 24MAX, il 93,78% dei mutui erogati nel secondo semestre 2023 è stato finalizzato all’acquisto, con il tasso fisso preferito dal 79,66% dei richiedenti. La fascia di età più attiva è quella tra i 35 e i 44 anni (36,3% della domanda). "Il mercato del credito e l’accessibilità ai mutui hanno scoraggiato alcuni venditori", spiega Castiglia, anche AD di 24MAX. Un taglio dei tassi stimolerebbe la domanda verso la fine dell’anno.

Immobiliare Logistico

Nel 2023, il settore logistico ha continuato a mostrare dinamicità nonostante le difficoltà macroeconomiche, trainato dal boom dell’e-commerce e dalla domanda di consegne rapide. Si prevede un ulteriore rafforzamento nel 2024.

Immobiliare Direzionale

Il settore direzionale ha mostrato segni di attivazione nel 2023 grazie a un allentamento dell’atteggiamento prudenziale degli investitori verso location prime e asset di qualità. Le prospettive per il 2024 sono positive, con una maggiore attenzione agli immobili di alta qualità e ai collegamenti infrastrutturali.

Immobiliare Commerciale

Il mercato retail ha visto una riduzione degli investimenti nel 2023, ma si prevede una ripresa grazie alla trasformazione in atto e alla crescita della domanda per immobili di alta qualità in zone centrali.

Immobiliare Ricettivo

Il settore ricettivo mostra segnali di ripresa, con l’offerta turistica italiana che si arricchisce di nuove proposte esperienziali, attirando una clientela esigente anche dall’estero.

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